Trasporti
Rapinatore arrestato dopo sei anni
Aveva svaligiato la banca a volto scoperto perché incensurato. Ma il video inutile nel 2011 è diventato prova adesso
MASSA. Lo hanno arrestato dopo quasi sei anni dalla rapina che aveva messo a segno insieme a un complice nella filiale del Monte dei Paschi di Siena di via Carducci, a Massa. Gli uomini della squadra mobile sono arrivati ad Angelo Aiello, quarantenne siciliano, grazie ai filmati del sistema di videosorveglianza dell’istituto di credito. Nell’agosto del 2011 Aiello era ancora incensurato e quindi era entrato in banca a volto scoperto per non destare sospetti nel dipendenti. E una volta dentro aveva saltato il bancone e con un taglierino aveva minacciato una cassiera intimandole di far passare il suo amico che stava aspettando fuori. Quest’ultimo aveva il volto travisato da un passamontagna per non farsi riconoscere. I due poi avevano aperto alcuni cassetti e avevano buttato le banconote che avevano trovato dentro un sacco. Circa ventunomila euro il bottino. Poi erano scappati a bordo di una Fiat Cinquecento che avevano rubato poco prima nel parcheggio del Carrefour. Vettura abbandonata nella zona industriale, dove probabilmente c’era un terzo uomo che li stava aspettando con una seconda macchina. Pulita.
Un colpo perfetto perché quel volto che si vedeva nel video non risultava dalle banche dati delle forze dell’ordine. Era un incensurato. Impossibile da trovare. Ma il capo della squadra mobile, Antonio Dulvi Corcione, quella rapina se l’era legata al dito perché i due malviventi erano stati feroci con gli impiegati e i clienti: li avevano sequestrati chiudendoli dentro un ufficio e intimandogli di non muoversi fino a che loro non fossero spariti del tutto. Una donna era quasi svenuta per lo spavento, sembrava una scena da film anni Settanta. Corcione quel volto ripreso dalle telecamere non se lo era dimenticato, anzi aveva il file a portata di mano. E ogni tanto andava a guardare nella banca dati. Fino a che è saltata fuori la scheda di Aiello, del tutto compatibile con quel frame. Non è stato semplice effettuare il riconoscimento, ma la mobile ci è arrivata per gradi. Il quarantenne aveva fatto l’errore di non fermarsi a quella rapina e in un paio di volte era stato riconosciuto e anche finito a processo. Così è diventato un pregiudicato di cui le forze dell’ordine conoscevano vita, morte e miracoli. E il dirigente della questura è riuscito a provare che quel 5 agosto del 2011 era lui quello con il taglierino in mano in via Carducci. Uno che quando entrava in azione lo faceva sempre allo stesso modo, identico modus operandi come si dice in gergo.
L’ordinanza di custodia cautelare ad Aiello è stata notificata a Varese, dove nel frattempo si era trasferito. Corcione e i suoi uomini gli hanno stretto le manette ai polsi e lo hanno portato nel carcere di massima sicurezza della cittadina lombarda. L’inchiesta non finisce qui perché c’è da scoprire l’identità del complice, quello che il volto lo ha nascosto sotto un passamontagna. Ma gli inquirenti sono ottimisti: troveranno anche lui.
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