Il Tirreno

LA MOSTRA EVENTO

Carrara, Palazzo Binelli quasi come il Louvre grazie alla mostra di Giuseppe Rivieri

Giuseppe Rivieri a Palazzo Binelli di fronte a una delle sue opere
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Giuseppe Rivieri a Palazzo Binelli di fronte a una delle sue opere

In “D’Après” esposte le sue “cover”: grandi capolavori
reinterpretati dall’artista su richiesta di vari committenti

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CARRARA. Una vera e propria mostra evento:  “D’Après”, la personale di Giuseppe Rivieri in corso a Palazzo Binelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara. Il sottotitolo: “David, Ingres, Gerard, Regnault, Ruisdael”. Proprio così: la particolarità è che Giuseppe Rivieri, alla seconda personale nel giro di tre anni a Palazzo Binelli, questa volta non ha esposto le sue splendide nature morte, protagoniste di “L’eterna bellezza”.

No, questa volta ci sono delle sui “cover”, come lui le definisce: dei capolavori assoluti dell’arte, da lui “copiat”i, ma sarebbe meglio dire reinterpretati. In alcuni casi, i capolavori in mostra hanno qualcosa di diverso rispetto all’originale (lo sfondo, o un vaso di frutta), altri sono identici. Se non avete tempo o modo di andare a Parigi il Louvre o il museo Carnavelt, intanto un “aperitivo”, se non addirittura un antipasto potete averlo a Palazzo Binelli. Questi quadri reintepretati sono in varie collezioni private, da Padova a Sarzana, da Carrara a Lucca; prima che tornino a deliziare la vista solo dei proprietari e dei loro ospiti, d’obbligo una visita alla rassegna: da lunedì al venerdì, ore 10-12,30, 15-17. Fino al 24 marzo. Correttamente, a inizio mostra in un pannello è riportato dove si trovano gli originali. I capolavori in mostra. Gli amori di Paride ed Elena (David), olio su tela 178x190, l’originale è al Louvre; Marte disarmato da Venere, Cupido e le ninfe (David), olio su tela, 198 x 195, l’originale è al Louvre; Ritratto di Madame Récamier (Gerard), olio su tela, 61,5 x 92, al Museo Carnavalet di Parigi; La grande odalisca (Ingres), olio su tela, 170x100, è al Louvre; Amore e psiche (Gerard), olio su tela, 60x80, al Louvre; Le tre Grazie (Regnault), olio su tela (60x80), Louvre; La cascata (Ruisdel), Amsterdam Mijksmuseum. Allievo dell’Accademia di Belle Arti di Carrara (fra i suoi professori anche Giuseppe Pezzica), Giuseppe Rivieri, di Massa, formatosi anche alla bottega di Vito Tongiani, si considera per molti versi in realtà un autodidatta. Una serie di committenti iniziò anni fa a chiedergli delle riproduzioni di grandi opere d’arte dell’epoca neoclassica. «Non parlate di plagio - mette in chiaro Rivieri - sono copie, come mettiamo in evidenza nel pannello a inizio; il gusto del copiare posso dire che è quasi innato, fin da ragazzo passavo le giornate a copiare Giotto; io preferisco chiamarle “cover”, come quando i cantanti reinterpretano i capolavori altrui. e non sono semplici copie, ma ci trovate sempre qualcosa di mio; da sempre l’allievo copia il maestro, ma l’allievo, vedi Regnault, cercava di metterci una propria reinterpretazioni. Avevo iniziato per un ingegnere, che mi aveva chiesto un’opera di Poussin, “L’ispirazione del poeta”; poi mi chiesero David. Quanto tempo occorre? Almeno sei mesi». Scrive Massimo Bertozzi nel catalogo della mostra: «L'idea che Giuseppe Rivieri si è fatta del realismo, impiantato su una pittura di sapori, oltre che di suggestioni, seicenteschi, sia che si tratti dell'equilibrio cromatico di una natura morta come della spaziosa luminosità di un paesaggio, sembrerebbe non avere molto a che dire con la pittura "in posa", sempre indomenicata anche quando si vorrebbe feriale e sudaticcia, del neoclassicismo. Aggiunge Bertozzi: «Giuseppe Rivieri si confronta anche con due icone della pittura neoclassica, come Gli amori di Paride e Elena e Marte disarmato da Venere di Jacques-Louis David. Vale a dire con una pittura che si rinchiude nel tentativo di addomesticare il mondo oscuro e crudele della mitologia, per la quale gli dei, e gli eroi, di Esiodo e di Omero, non erano dunque solo "falsi e bugiardi", ma anche bizzosi, petulanti, irresponsabilmente infantili». Nel catalogo anche un testo dell’assessore Giovanna Bernardini: «Giuseppe Rivieri è un autore molto apprezzato e conosciuto, seguito da un pubblico numeroso nel quale può annoverare una serie di collezionisti importanti, sia nella nostra provincia che in altre. Molti fra l'altro sono i lavori eseguiti su commissione di estimatori i quali, conoscendo la sua mano capace di prodigiose aderenze al vero, si rivolgono a lui per l'esecuzione di opere per ambientazioni particolari. Coloro i quali hanno familiarità con la sua pittura conoscono bene le ragioni di un successo in crescendo da anni. La sede prestigiosa di Palazzo Binelli ancora una volta ben si presta ad accogliere queste opere che dialogano con la struttura e si incontrano con lo stile e le finalità espositive che hanno connotato questi primi anni di vita dello spazio museale: creare dialogo fra tradizione e contemporaneità. Giuseppe Rivieri condivide queste ambizioni e considera Carrara come patria artistica per aver frequentato l'Accademia e per aver stretto amicizia con vari artisti carraresi, ma anche per una passione culturale verso la città del marmo la quale volentieri lo accoglie». (m.b.)

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