Il Tirreno

«Non siamo merce avariata da gettare»

«Non siamo merce avariata da gettare»

L’affondo di Fiorella Fambrini: dal commissario del Partito democratico una povertà di valori e contenuti preoccupante

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CARRARA. Una cosa è certa. Con il diktat “anagrafico” sulle candidature a sindaco di Carrara il commissario Gianni Anselmi ha suscitato parecchie reazioni. E c’è chi, come l’attuale vicesindaca Fiorella Fambrini non le manda certo a dire. Ma ha messo tutto nero su bianco in un articolato intervento.

«Anagrafe e candidature a sindaco a Carrara: la falce del commissario Anselmi - scrive la Fambrini - Questo il mio titolo, ironico, al tema che di per sé non mi appassiona. Ma nel momento in cui sono chiamata a commentare sul cosiddetto "input" dato dal commissario del Pd Gianni Anselmi al tavolo politico di mercoledì scorso in presenza degli alleati della ricostituita (?) coalizione “No ai candidati over 60”, qualcosa c'è da dire. Tacendo, infatti, potrebbe passare il messaggio che chiunque, seppure munito di nomine certificate, possa dire qualsiasi cosa, anche sciocca, in qualsiasi modo, anche scorretto nel metodo e nel merito, alla cittadinanza di Carrara». «Le cittadine e i cittadini di Carrara meritano di più. Senz'altro rispetto, senz'altro attività lineari e coerenti gestite nella trasparenza, della quale tutti parlano ma che poi in pochi adottano- sottolinea la Fambrini - A partire dai dirigenti di un Pd alla ricerca di se stesso e nel contempo di una figura candidabile a sindaco. In una situazione paradossale dove di tutto c'è bisogno tranne che di confusione e mancanza di limpidezza condite con abbondante arroganza. Carrara sta aspettando chi il Pd, dopo lunghissima contraddittoria gestazione, presenterà come figura salvifica, dopo aver generato solo dubbi». Entrando nell'argomento specifico che mi riguarda- prosegue - sono stati espressi da ultimo dubbi sulla mia candidabilità perché appartenente all'attuale amministrazione, dunque in qualche modo" segnata". Eppure nella prima metà del luglio 2015 fui richiesta insistentemente di intervenire per dare slancio al governo ed evitare la vittoria dei "populismi" nella città, che aveva vissuto dopo l'alluvione del novembre 2014, un'esperienza difficilissima, dopo che il sindaco a Largo Marinai d'Italia aveva ricevuto uno schiaffo, che in sostanza colpiva tutta l'Istituzione e la Compagine amministrativa. Un momento buio di profondo disagio e scollamento. Dopo una riflessione accettai, per spirito di servizio, avendo ben presente quella che era la situazione. Per spirito di servizio siamo andati avanti pur tra difficoltà in parte generate anche dalla rigidità di uffici oppressi talvolta da un'ottusa burocrazia. Cercando di viaggiare speditamente con la testa sulle spalle e la mente rivolta all'ascolto dei fabbisogni della città. Trovando un riscontro di stima e apprezzamento». «Improvvisamente, però,il servizio prestato diviene, per alcuni dirigenti di partito, merce avariata da gettare- prosegue -Questo ho cercato di farlo presente pochi giorni orsono anche a Firenze, oltre che al commissario Anselmi. Non si è parlato di limiti anagrafici, forse perché i pretesti quando scendono sotto certi livelli si presentano male a viva voce. Pretesti di cui c'è da ridere sotto il profilo personale. Meno sotto quello politico perché denunciano una povertà di contenuti e di valori preoccupante. Ma poi, quali che fossero le motivazioni per esprimere assensi o dissensi sulla candidabilità, credo che potessero essere esposte in presenza delle persone richiamate. Si chiama rispetto del prossimo che è dovuto anche quando si pensa che possa non servire più, sapendo scegliere le situazioni idonee per il confronto e la dialettica anziché lanciare messaggi in modo unilaterale attraverso i giornali, sia pure avendo cura di precisare che di "diktat" non si tratta».

«Inutile dire - conclude - che con soggetti politici quali che siano che usino scale di (non) valori e modalità comunicazionali di questa natura è difficile intrattenere rapporti, mettendo in dubbio anche la loro capacità di gestire la cittadinanza, se questo è il loro modo di relazionarsi».

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