Il dolore
Le lacrime di Piero: «Il nostro bosco perduto»
Il dolore dei bergiolesi per i 35 ettari di bosco ridotti in cenere dal rogo E durante la notte le fiamme arrivano a circondare la croce in vetta alla Brugiana
CARRARA. Bergiola si è svegliata sotto una densa cortina di fumo, dopo una notte di preoccupazione e tristezza nel corso della quale i residenti hanno fatto le ore piccole a causa dell'incendio che, dal primo pomeriggio di martedì ha bruciato almeno 35 ettari di bosco sulla Brugiana.
Un risveglio dal sapore acre non solo per le ceneri disperse su tutto il paese ma anche e soprattutto per il dispiacere di vedere la Brugiana, che proprio in queste settimane stava iniziando a tingersi di un bel verde acceso, ridotta a una montagna dai toni grigi e nerastri: «Mi piange il cuore quando la guardo: noi bergiolesi siamo molto legati alla nostra Brugiana e vedere il bosco andare in fumo è stato doloroso»racconta Piero Ricci che non riesce a trattenere le lacrime, mentre il canadair passa sopra la sua casa per bagnare quello che resta del fronte dell'incendio. Lui è stato uno dei primi, mercoledì pomeriggio, ad accorgersi delle fiamme: la sua abitazione è ai margini del paese, in mezzo al bosco, non lontano da dove sarebbe stato trovato l’innesco da cui si è diramato il rogo, in una zona che i bergiolesi chiamano Capanna Tolin o Muciaccia.
La nipote del signor Rossi, ha seguito giorno e notte le operazioni dal balcone di casa: «Ieri notte c'era un odore intenso di fumo: mi sono spostata dalla mia camera da letto, per cercare riparo in un'altra stanza ma dormire era impossibile. La cosa più impressionante è stato vedere la croce in vetta alla Brugiana tutta rossa, avvolta dalle fiamme. Noi bergiolesi su quel monte ci siamo cresciuti e vederlo bruciare è stato tremendo» spiega Rosa D'Aniello.
La giovane è un'attivista dell'associazione Gaia, Animali&Ambiente una onlus ambientalista che presenterà denuncia contro ignoti e si dice pronta a costituirsi parte civile, nel caso la vicenda dell'incendio sulla Brugiana approdasse in un'aula di tribunale.
Sì perché tutti, a Bergiola, sono convinti che si tratti di un atto doloso, peraltro nemmeno isolato. Negli ultimi 2 mesi intorno al paese sono scoppiati 9 incendi se pur di entità minore. Tra le ipotesi rimbalzate durante l'emergenza c'è quella di una serie di azioni riconducibili a un'unica persona, forse uno squilibrato.
Il bilancio del rogo è devastante: l'incendio, scoppiato alle 14,30 di maertedì si è esteso su un fronte di 1,5 chilometri, ha superato la cima del monte e, dopo la mezzanotte è sceso sul versante massese, fino ad arrivare intorno alle 4 di ieri mattina a minacciare la Comunità Monte Brugiana, il centro per il recupero dei tossico dipendenti che sorge a poche centinaia di metri dalla vetta. Nella prima fase sono intervenuti i soli mezzi di terra perché gli elicotteri erano impegnati a domare l’incendio di Montignoso. Alle prime luci dell'alba di ieri sono sopraggiunti i rinforzi aerei: prima, intorno alle 6.30, due elicotteri da Livorno e un paio d'ore dopo un Canadair da Genova, che hanno supportato il personale di terra, gettando acqua dall'alto. Nella tarda mattinata di ieri le fiamme sono state dunque domate completamente grazie al lavoro instancabile delle 20 squadre di volontari e vigili del fuoco arrivati da Firenze, Pisa, Livorno, Casciana e coordinate dalla Regione Toscana.
«Mai vista una cosa del genere» ha commentato Orazio Dell'Amico che risiede proprio nel centro del paese val a dire 500 metri più a valle della zona da dove sono partite le fiamme. L’incendio poi si è steso verso la vetta del monte, nella direzione opposta al paese: anche per questo fin da subito la preoccupazione dei bergiolesi è concentrata più sulle sorti del bosco che non sulla sicurezza: «Paura non ne abbiamo avuta solo un po' di fastidio per il fumo e l'odore quello sì. E poi dispiace per la nostra montagna» ammette Mauro Dell'Amico. «Mio figlio abita ala Partaccia: martedì quando ha visto le fiamme voleva venire a prendermi per portarmi via… ma in realtà non abbiamo corso alcun pericolo» racconta Luciano Sarti che ricorda come nella notte, con la vetta tutta infuocata di rosso, la Brugiana sia apparsa davvero come un vulcano in eruzione, esattamente come racconta la leggenda popolare sulle origini di questa montagna.
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