Il Tirreno

la collinetta dei rifiuti alla multisala

«I cittadini inconsapevoli di questo scempio»

di Manuela D'Angelo
«I cittadini inconsapevoli di questo scempio»

MASSA. Via Dorsale, spalle al cinema Multisala, occhi puntati verso monti: spicca una collina verde, ma non è fatta di terra, piante o erba, è una collina di rifiuti, scarti di lavorazione, fanghi...

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MASSA. Via Dorsale, spalle al cinema Multisala, occhi puntati verso monti: spicca una collina verde, ma non è fatta di terra, piante o erba, è una collina di rifiuti, scarti di lavorazione, fanghi della Bario, oggi Solvay Chimica Italia spa. La collina è interna all'area industriale della Solvay ed essendo visibile da così lontano è possibile capirne le dimensioni.

I rifiuti, secondo le notizie raccolte dalla commissione Ambiente del comune di Massa, sono stati accumulati lì da decenni, accatastati, pare, nella ex area di stoccaggio, senza che nessuno se ne rendesse conto, almeno non la politica.

Nel 2013, poi, sono iniziati importanti lavori di bonifica, anzi di Misp, termine che significa messa in sicurezza permanente. I rifiuti, però, non sono mai stati portati via e smaltiti, perché non sarebbe stato possibile per una azienda investire qualche milione di euro per un simile intervento, e dunque la collinetta, che si era formata negli anni, è stata semplicemente ricoperta, anzi, per usare il termine giusto, cappata con membrana di Hdpe, geo-membrane e geo- griglie. Ed è perfettamente visibile ad occhio nudo.

Il progetto è stato approvato dal ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, ma non oggi e neanche ieri, bensì nel 2013, quando poi la Solvay iniziò i lavori, che si sono conclusi nell'ottobre del 2016. Tutto regolare, sia i permessi, che le autorizzazione: percorsi sovracomunali, che nessuno, pare, avrebbe potuto impedire.

La politica, però, venuta a conoscenza soltanto oggi del caso Solvay, si interroga e chiede conto dei danni: «Un bel regalo per i cittadini massesi- inizia Fabrizio Panesi (Pd)-; i rifiuti non potevano essere smaltiti in nessun modo e a noi rimane una collina coperta da un telo verde; ai cittadini viene impedito di costruire, giustamente, sopra l'altezza dei pini marittimi, ma la Solvay ha potuto accatastare rifiuti che superano la collina di Codupino; la commissione Ambiente ha scoperto il MISP da poco, ma il Comune doveva per forza esserne informato; ci saranno state conferenze dei servizi con la Regione e Arpat. La politica dov’era? La strategia quale era?».

«Sono stato assessore all'Ambiente negli anni in cui, probabilmente, si stavano accatastando i rifiuti dentro la Bario- dice Giorgio Raffi (Pd)- se mi è sfuggito qualcosa chiedo scusa, ma questa mi sembra una follia; se per l'azienda è stato un costo minore agire così, quanto risparmio c'è stato, e perché il territorio comunale non ne ha giovato in nessun modo? Questo è, oggi, un problema politico».

Qualche settimana fa lo stabilimento Solvay Chimica Italia di via Oliveti fu visitato dalla Commissione parlamentare "Ciclo Rifiuti": il presidente Alessandro Bratti era accompagnato dai parlamentari componenti della commissione, dai responsabili di Arpat e dalle Istituzioni locali, fra cui Uilian Berti, vicesindaco del Comune di Massa. In quell'occasione il gruppo fu guidato in sopralluogo in due aree bonificate grazie ad un investimento ambientale di oltre 5 milioni di euro.

Con una nota ufficiale, la Solvay scrisse che la commissione verificò sul campo «il completamento della messa in sicurezza permanente dell'area stoccaggio materiali di lavorazione e l'avanzata fase dei lavori nella zona adiacente la linea ferroviaria». Ma nessuno parlò di "collina di rifiuti" e della sua storia.

C'è di più: gli interventi di MISP, come accennato anche da quella dichiarazione di Solvay, risultano due e l'ultimo, quello nell'area adiacente la ferrovia, sarà ultimato entro maggio di questo anno.

Da progetto, consegnato tardivamente alla commissione Ambiente, risulta che il MISP numero 2 riguarda un'area di 8900 metri quadrati, in cui fu rilevato rischio Mercurio, Piombo e Bario; il ministero dell'Ambiente approvò nel febbraio 2016 i lavori di messa in sicurezza e bonifica (capping con sandwich di asfalto e membrana-asfalto), da consegnare per aprile-maggio 2017. Nella relazione consegnata da Solvay si certifica infine che l'azienda «non è responsabile di alcuna forma di inquinamento della falda».

«Gravissimo tutto l'iter- commenta la consigliera 5 Stelle Luana Mencarelli- e grave anche la posizione delle istituzioni e quella della politica che risulta inerme e impotente, davanti ad azioni e decisioni prese, che si rivelano altamente impattanti per l'ambiente, il territorio e i cittadini».

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