Sicurezza
«Dietro il fogliame sembrava l’inferno»
Gli evacuati di Montignoso hanno dormito dai parenti
MONTIGNOSO. Un’ultima “cintura” verde da consumare e le fiamme si sarebbero allungate arrembanti sulle case. Magari usando come prolungamenti proprio i rami che dalla collina di Monterosso si piegano in basso, ad accarezzare l’intonaco variopinto delle palazzine di via Roma. Sarebbe stato il disastro: fortuna e uomini lo hanno evitato.
Quando erano le 21.30 di martedì sera il sindaco Gianni Lorenzetti e vigili del fuoco passeggiavano su e giù per via Monterosso. Si faceva il punto, ma la situazione pareva davvero a rischio. Sulla strada o affacciati da cortili e finestre i residenti si confrontavano. Chi voleva restare, chi aspettava un cenno, una decisione dalle autorità. E data l’imprevedibilità quella decisione è stata: cautela, si evacua.
La stradina, che si conclude con una suggestiva curva a gomito aperta su un muro verde vegetale, è del tutto sovrastata dalla collina. Sotto lo spiazzo con le piccole palazzine. Su una di esse, la seconda all’inizio della strada, pende il ramo di un albero. Ci sta la signora Maria Teresa Tenerini con la tre suoi familiari: «Alle 20.30 la situazione si è fatta più seria, mio marito addirittura già dormiva. Ci hanno avvisati che forse ci avrebbero evacuato. E dopo un’ora così è stato. Sono andata da mia figlia, che abita un po’ più lontano. Temevo soprattutto che il ramo dell’albero potesse crollare sulla casa».
Affacciati dalla finestra della signora si fronteggia il verde della collina. Un bell’intrico di piante e rami, che ieri faceva da sipario alle minacciose fiamme che lumeggiavano dietro il fogliame. «Il fumo era denso, per fortuna il vento soffiava nella direzione opposta. Dietro sbuffava l’inferno. Chissà cosa sarebbe successo se avesse spinto verso di noi...», dice Tenerini.
L’incendio, oltre che dall’impegno di volontari e vigili, è stato frenato dalla conformazione della zona. Non troppo boschiva, qualche tratto coltivatoanche se con molto materiale secco. Vegetazione più mista, la fiamma ha corso radente al suolo anche se incontrando eriche o ginestre la fiamma si alzava, creando l’effetto della torcia.
Dalla strada all’incendio forse il più vicino era Stefano Corotti. La sua casa è quasi in cima alla stretta stradella. Ma lui non è stato evacuato. «Non ce n’era nessun bisogno – spiega – ci siamo confrontati con il sindaco che è stato qui fino a tardi. Seppur vicino in linea d’aria restiamo comunque divisi dalla collina dal cemento della stradella, qui le fiamme non potevano arrivare. Certo, era impressionante da vedere, molto fumo. Non credo che sia nato da solo: è a qualcuno è scappata la mano mentre bruciava o qualcuno voleva far danno. Certo se i terreni fossero più puliti questi rischi non ci sarebbero».
In un cortile più in basso invece abita la signora Erina Pieroni. Dal suo tetto panoramico si domina bene sia la valle che la collina. «Lo hanno scelto come una centrale operativa – spiega la signora – le autorità sono salite qui su e hanno deciso probabilmente di evacuarci. A me lo hanno detto direttamente e sono andata da mio figlio. Nessuno mi ha chiesto dove sarei andata, probabilmente supponevano che avevamo tutti qualcuno da cui andare».
Ieri mattina, spontaneo, il rientro nelle abitazioni. Nell’aria è rimasto, sottotraccia, un lieve odore di bruciato. Del rogo accaduto ne danno conferma gli occhi, troppa la collina velata dalla cenere accanto alle parti salve e ancora verdeggianti. «Il lavoro dei volontari, dei vigili, delle forze dell’ordine è stato encomiabile. È stata la risposta delle istituzioni che in occasioni come queste stanno a fianco dei cittadini. Sono molto soddisfatto di chi ha lavorato. Se le fiamme non si sono propagate è merito soprattutto di chi di notte si è messo tra le fiamme a spegnere l’incendio», ringrazia il sindaco Lorenzetti
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