Il dolore
«Troppi vincoli, liberiamo il territorio»
Confindustria chiede più investimenti sulle vie di trasporto. «Nella zona industriale devono ripartire le aziende»
CARRARA. Al netto delle dovute cautele sull’affidabilità del dato sulla disoccupazione in provincia, il parere di Confindustria sulla crisi occupazionale è netto: bisogna sbloccare aree industriali ed energie, soprattutto imprenditoriali, per ripartire.
In mezzo ci sono tante cose, dal gap sempre più ampio che Massa Carrara sta accumulando rispetto alle altre province al problema delle infrastrutture, in particolar modo quelle legate alla mobilità. Però Andrea Balestri, direttore di Assindustria, individua problema e soluzione in un’unica frase: «La gente trova lavoro perché qualcuno si decide e comincia a fare impresa. Questo qui succede sempre di meno».
L’Istat diffonde i dati sull’occupazione e ancora una volta ci si trova davanti a un numero che fa esclamare a tanti: non cambia mai nulla! È davvero così, la provincia è ferma? O sta sprofondando?
«Nessun catastrofismo, quei dati hanno bisogno di essere presa con beneficio d’inventario, oscillazioni così forte tra anno ed anno sono un sintomo di inaffidabilità. I margini di errore ci sono e sono consistenti. Questo non vuol dire però che non ci sia il problema, anzi...»
Andando oltre il numero, che poi comunica poco: cosa succede al mondo del lavoro apuano, cosa manca per rimettersi in pista?
«C'è da considerare che noi parliamo di dato provinciale che è un mix tra la costa e la Lunigiana, che ha dei caratteri demografici particolari. In tutta la nostra provincia noi abbiamo percentuale di addetti al manufatteriero inferiore alla media toscana, cosa ancora più evidente in Lunigiana. Se andassimo a vedere solo il dato costiero saremmo meno lontani dalla Toscana che va più forte».
La Lunigiana è la zavorra?
«No, certo che no. Ha solo caratteristiche, anche orografiche, differenti. La mia impressione è che anche lì si stia reagendo, sorgono continuamente agriturismi e B&b,si valorizza l’agricoltura compatibilmente con le sue caratteristiche. C’è un tipo di produzione differente. Ovvio che un’area rurale sui numeri pesa».
Tutti intorno i numeri sono meno pesanti, nel resto della Toscana mediamente più buoni? Perché non riesce l’aggancio?
«Ci sono ragioni storiche e strutturali. Faccio un esempio: Lo sviluppo ormai gravita quasi tutto su centri abitati e sulle aree ben collegate a essi. Da noi mancano entrambe le condizioni. Noi per arrivare a Firenze ci mettiamo due ore, più o meno. È grave che manchi la connessione rapida con le aree che stanno bene che poi sono. quella fiorentina e quella grande area metropolitana di Pisa, Livorno e Lucca».
Cos’altro disincentiva dall’investire qui?
«Nel nostro territorio ci sonopoche aree disponibili ed è un territorio geologicamente fragile. Ci sono aree piene di vincoli, se fossero i vincoli sarebbe più facile. La scorsa settimana la Regione ha formalizzato gli interventi per la bonifica, ci sono in ballo 3 milioni di euro. La maggior parte di questi servono per disinquinare l'area stadio e via Tinelli, che non ha niente a che vedere con la storia industriale del territorio. Non che non sia importante, però bisogna pensare anche alla storia industriale per guardare al futuro».
Le aree sottoposte a vincoli però hanno subito un inquinamento dalle conseguenze lunghe e ancora oggi devastanti, difficile fare finta di nulla.
«Questo territorio per caratterizzazione è stato bucato come pochi altri nel mondo. La parte di Marina di Massa, quella civile dei campeggi è stata bloccata per molto tempo. E' stato fatto uno studio che ha aggiornato il quadro conoscitivo e quei territori sono stati liberati. Tutto fa ritenere che la stessa cosa valga per una buona parte della zona industriale, alla luce di tutte le analisi che sono state fatte potrebbe avere lo stesso tipo di liberazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
