Finanza
Politeama, arriva un ennesimo rinvio
L’udienza per la vicenda legata ai crolli è rimandata al mese di novembre. Prescrizione più vicina
CARRARA. Processo Politeama: tutto rinviato al 21 novembre. Per la vicenda giudiziaria legata ai crolli dello storico edificio di piazza Matteotti a Carrara, simbolo della città un tempo, oggi, ferita ancora aperta del suo recente passato, ci sarà da aspettare altri otto mesi. Un’attesa che ha scongiurato il rischio di un nuovo cambio di giudice: il processo è infatti cominciato a Carrara, con l’allora giudice Cosimo Maria Ferri. Poi, nel tribunale di Massa, il maxi fascicolo è passato nelle mani di Fabrizio Garofalo, prima, e poi di Giovanni Sgambati. Proprio quest’ultimo giudice è assente per motivi di salute e quindi, per evitare di far partire il processo da zero, si è deciso per un lungo rinvio al mese di novembre.
Il rischio prescrizione. In realtà, a oggi, il rischio prescrizione per i reati contestati (crollo colposo) sarebbe scongiurato visto che in questo caso è previsto il raddoppio dei termini, quindi si parla di 15 anni. Ma, e questo è il rischio reale, se la Corte costituzionale dovesse ritenere illegittima la norma che raddoppia i termini di prescrizione anche per la vicenda Politeama si profilerebbe il rischio di vedere archiviare tutto.
La vicenda. La ferita alla città è stata grande e non è ancora sanata: il palazzo più importante della città, il Politeama, è inagibile, transennato dopo un drammatico crollo, avvenuto nel marzo del 2011, preceduto da un inquietante quanto sottovalutato cedimento di un pilastro portante del foyer che portò nel giungo 2008, all’evacuazione dello stabile. Il palazzo costruito nel 1888 dall’architetto Leandro Caselli, vanto della città, sede dello storico circolo anarchico Germinal, di un teatro, di sale con specchi e legni ha retto per più di cent’anni. Poi i due crolli. Di questo si parla nel maxi processo iniziato nel 2012 e ancora lontano da una conclusione che vede imputati funzionari del Comune, titolari della società Caprice, ingegneri e tecnici che a vario titolo sono ritenuti responsabili del crollo.
Nel 2008 cedettero le colonne; nel 2011 collassò un’intera area del palazzo, sotto il peso delle costruzioni realizzate - in gran parte abusivamente - sul tetto dell’edificio. Costringendo i negozi a piano terra del palazzo a spostarsi, al transennamento della facciata un danno grave anche di immagine per la città che non è ancora stato cancellato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
