«Meglio valutare la disoccupazione reale»
Il ricercatore Daniele Mocchi: «Valore più corretto, tiene in considerazione chi non cerca più lavoro»
CARRARA. «È la stessa Istat a dire che quelle rilevazioni vanno prese con le molle. Molto più interessante sarebbe prendere il tasso di disoccupazione reale, che prende in considerazione anche gli scoraggiati». Lo stesso numero guardato con occhi profani o esperti si lascia penetrare in modo diverso. Daniele Mocchi è un ricercatore economico, esperto di questioni locali e su quel 16,6 % di disoccupati in provincia ha qualcosa da dire.
«L'Istat non fa mai confronti a differenza dei dati nazionali sugli anni precedenti, l'affidabilità del campione è molto ristretta. Non so quale sia la dimensione campionaria per la provincia, ma l'Istat da un anno a questa parte ci dà degli intervalli di confidenza, l'errore del campione», spiega Mocchi. In pratica l’istituto stesso, nel dare quei numeri, spiega che c’è un margine di errore. Sia verso il basso che verso l’alto.
«Il tasso di disoccupazione 2016 di Massa Carrara ha un limite inferiore del 15,4% e uno superiore del 17,7%, quello del 2015 poteva stare tra l'11,6% e il 13,1%, secondo gli errori campionari dell'Istat», chiarisce Mocchi. E se il dato fosse stato sotto il 16,1% nella cartina riportata sotto la provincia sarebbe segnalata con una gradazione meno preoccupante di quel rosso che invece la infiamma.
E ci sono altri motivi per i quali una comparazione non è molto sensata. «L’Istat fa un’analisi stratificata per comune ma non su tutti i comuni della provincia. Massa, Carrara e Montignoso vengono presi in considerazione di sicuro, sui comuni della Lunigiana c'è turnazione. Il campione varia per questo. Inoltre, a causa della ristrettezza del campione, la stratificazione non viene fatta anno per anno ma per fasce. Se per esempio un anno i ricercatori prendono dieci individui di Casola della fascia 30-39, e tra questi intervista molti dai 35 in su, quelli cioè chehanno più possibilità lavorative, se l'anno dopo i dieci vengono intervistati a Fivizzano, pur sempre nella stessa fascia ma pescando casualmente degli gli under 35 il risultato cambierà. Sono tecnicismi, ma non si può far finta che non esistano». In alcuni casi, come successe in provincia di Lucca qualche anno fa, la disoccupazione raddoppiò addirittura per poi riportarsi al dato solito. Cautela, insomma.
Per evitare di portarsi dietro la componente psicologica del tasso di disoccupazione per Mocchi sarebbe meglio fare valutazioni su quello di occupazione. «È più oggettivo, almeno rileva se hai lavorato o meno. Ancora meglio il tasso di disoccupazione reale, oltre dei disoccupati in senso stretto, anche degli inattivi che non cercano attivamente un lavoro o non sono disponibili subito a lavorare». Tenetevi forte: nel 2016 quello schizza al 23,6%. Ecco perché è bene ragionare sui numeri. Non per sminuire, ma per capire davvero cosa succede. (l.r.d)
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