Sicurezza
«Le cave sono diventate una questione nazionale»
Nel bacino di Gioia il sopralluogo dei delegati di tre ministeri col governatore L’incubo delle morti sul lavoro e il nodo legislativo per i Beni Estimati
CARRARA. Per la prima volta il “governo” approda alle cave e lo fa inviando direttamente sul posto, tra blocchi, ravaneti e macchinari in azione, tre importanti delegati dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e Lavoro.
Per i lavoratori della Cooperativa di Gioia, la settimana si è aperta con l’insolita visita nei piazzali di marmo che si affacciano tra il bacino estrattivo di Massa e quello di Carrara, di un nutrito stuolo di rappresentati delle autorità e delle istituzioni, dal livello comunale a quello nazionale. Il tutto in un appuntamento fortemente voluto dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nell’ambito degli impegni assunti nei mesi scorsi sulla scia della atroce serie di incidenti mortali nei bacini marmiferi: «Siamo convinti che la questione delle cave debba diventare un tema di rilevanza nazionale, per questo abbiamo chiesto di inviare qui i funzionari dei ministeri» ha spiegato il governatore accompagnato in cava dal sindaco Angelo Zubbani e accolto, tra gli altri, dal procuratore capo della Repubblica di Massa-Carrara Aldo Giubilaro, dalla responsabile del dipartimento Asl per la Prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, Maura Pellegri e da chi, in quel bacino, estrae marmo tutti i giorni ovvero il presidente della cooperativa Gioia Anselmo Ricci e Roberto Pucci per Marmi Carrara.
Un po’ spaesati e perchè no forse anche vagamente intimoriti da uno scenario unico al mondo, Simona Giorgetti, Romolo De Camillis ed Elena Lorenzini (i tre delegati ministeriali) si sono approcciati alla scoperta del mondo delle cave, ponendo domande molto tecniche sulle modalità di lavorazione e sul funzionamento dei macchinari. Un tema caro all’ingegner Pellegri che ha ricordato come alcuni strumenti, soprattutto quelli da taglio, per quanto legalmente “brevettati”, non corrispondano ancora ai requisiti di sicurezza auspicati dal Dipartimento di prevenzione degli infortuni: «Il numero di incidenti, nel corso degli ultimi anni, è stato talmente alto da obbligare l’intero sistema a rimettersi in discussione» ha dichiarato Maura Pellegri parlando di una scia di morti «intollerabili».
Proprio dai fatti citati dalla dirigente Asl è nato il "Protocollo per la salvaguardia della legalità e la promozione dello sviluppo sostenibile dell'attività estrattiva nel distretto apuo versiliese" firmato lo scorso 30 gennaio a Firenze e rilanciato ieri da Rossi proprio dal cuore delle cave, e di cui parliamo nell’articolo a fianco. Non solo: il presidente della Regione ha annunciato l’intenzione di inviare una lettera ai tre ministri competenti per chiedere l’apertura di un tavolo nazionale che si occupi delle attività estrattive e dei problemi che determinano, non ultime le ricadute ambientali delle lavorazioni a monte: «Occorre che tutti abbiano la consapevolezza che non si può andare avanti così» ha aggiunto Rossi che non ha rinunciato a una dichiarazione sui Beni estimati.
Lo scorso settembre infatti la Corte Costituzionale ha “bocciato” la legge 35, approvata dall’amministrazione toscana anche per dirimere l’antica questione delle cave inserite nell’editto di Maria Teresa D’Este del 1751: il massimo tribunale ha sancito che la Regione non ha la competenza per legiferare sulla “proprietà” dei bacini marmiferi: «La sentenza non ci tocca - ha ribattuto Rossi - perchè alla fine gli enti locali possono e devono andare avanti, sollecitando il Parlamento a mettere a punto una legge che risolva la questione della proprietà. Anche per questo la Regione - ha annunciato Rossi - scriverà ai parlamentari per mettere a loro disposizione il lavoro svolto dal nostro staff legale nel corso di questi anni».
La visita alle cave di Gioia si è conclusa con il pranzo presso la mensa normalmente utilizzata dai cavatori dove non è mancato la tradizionale bruschetta pomodoro e lardo.
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