Il Tirreno

Beni Estimati, scatta l’esposto alla Corte dei Conti

di Cinzia Chiappini
Beni Estimati, scatta l’esposto alla Corte dei Conti

La denuncia del candidato sindaco grillino De Pasquale: oltre cinque milioni di minor gettito in due anni

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CARRARA. Il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle Francesco De Pasquale ha messo ordine tra i documenti accumulati in cinque anni di attività in commissione marmo e, prese carta e penna, ha inviato un esposto alla Corte dei Conti della Regione Toscana sui Beni estimati. Si tratta di una denuncia in 29 punti, corredata da 15 allegati, compilata in collaborazione con l'avvocato Pierpaolo Ianni (ricercatore dell'Università Cattolica di Milano e collaboratore della senatrice Sara Paglini) che affronta il delicato tema della gestione delle cave inserite nell’ormai celebre editto del 1751 e che dal 2012 in poi hanno avuto un trattamento privilegiato che in due anni ha portato nelle casse del comune oltre 5 milioni di euro in meno di contributi.

«Dalla nostra disamina emerge un comportamento omissivo delle varie amministrazioni comunali carraresi succedutesi nel tempo, come del resto chiaramente affermato dalla Corte Costituzionale» scrive De Pasquale nel suo esposto, che si concentra, in particolare sull'ultimo mandato dell'amministrazione in carica.

Sì perché se «fino al 2012 il mancato riconoscimento dei "beni estimati" come patrimonio indisponibile comunale non comportava altro che una riduzione della tassa marmi o degli oneri che possiamo definire meramente simbolica, durante il secondo mandato - si legge nell’esposto - gli "sconti estimati" non sono più simbolici ma reali».

La questione, in questo caso, è quella dell’applicazione di canoni e tariffe: secondo i grillini, fino al 2012 la differenza di “classificazione” tra beni estimati e agri non aveva grosse ricadute sulla “tassazione”, mentre quell’anno, complice una delibera di giunta, le cose sono radicalmente cambiate tanto che, avere una cava inserita nell’editto di Maria Teresa D’Este è diventato conveniente anche in termini fiscali: «Secondo i nostri calcoli, gli sconti reali applicati dal municipio hanno prodotto un mancato introito di 3,2 milioni di euro per il 2014 e di 2,6 milioni per il 2015» spiega De Pasquale.

Di qui l'esposto alla Corte dei Conti, incentrato in particolare sulla delibera 381 del 26 luglio 2012 che, insiste il candidato sindaco, «introduceva senza alcuna giustificazione, sconti non più simbolici ma reali tanto che per le cave totalmente "bene estimato" il canone di concessione è stato portato a zero».

Il consigliere grillino punta dunque il dito contro la giunta, che si è mossa senza alcun input da parte del consiglio comunale, e ancor prima contro il patto siglato tra sindaco e industriali da cui sono derivati "a cascata" gli sconti sui Beni estimati. De Pasquale cita il protocollo d'intesa firmato il 2 febbraio 2009 dall'attuale primo cittadino e le Associazioni di categoria, che secondo il consigliere pentastellato “escludeva” di fatto i Beni estimati dalla partita per il rilascio delle concessioni: al punto due del protocollo si legge infatti che «trattandosi di concessione di agri marmiferi comunali, il relativo atto non riguarda i cosiddetti beni estimati, per i quali rinviano a quanto integralmente riportato nel punto 3 dell'Accordo sulla Determinazione degli Oneri che Gravano sul Settore Marmo del Comune di Carrara - Integrazioni - stipulato in data 25 Novembre 2004».

Insomma, lasciano intendere i grillini, con questi accordi l’amministrazione avrebbe danneggiato le casse del municipio, facendo venire meno, in due soli anni, un gettito da oltre 5 milioni di euro, proprio per gli “sconti” applicati ai Beni estimati. «E’ arrivato il momento di riportare Carrara alla normalità» ha annunciato De Pasquale accusando Zubbani e i suoi di aver creato «un caos normativo ancor oggi inestricabile». Anche perchè, il consigliere grillino lo ripete ormai da tempo: «Il caso Beni estimati non esiste, perchè il regio decreto del 1927 ha abrogato tutte le disposizioni fino a allora vigenti su miniere e cave».

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