Sicurezza
«Un po’ di chiarezza sull’aumento della disoccupazione»
CARRARA. Se lo 0,6% fa la differenza tra dichiarare Massa-Carrara assimilabile al Sud o meno, allora quel numero merita una radiografia. La cartina dell’Italia apparsa ieri sul Tirreno mostrava un...
CARRARA. Se lo 0,6% fa la differenza tra dichiarare Massa-Carrara assimilabile al Sud o meno, allora quel numero merita una radiografia. La cartina dell’Italia apparsa ieri sul Tirreno mostrava un unico punto rosso nelle province sopra Roma. Rosso di allarme, che indica un tasso di disoccupazione superiore al 16%. Tutto attorno province tinte di ben più rassicuranti tinte arancioni o bianche. Qualcosa però, non torna.
Partiamo dal dato allarmante del 2016: 14.442 disoccupati e tasso al 16,6 %. Preso così, un numero che non fa dormire. Ma, fa notare l’economista Giorgio De Filippi, quelle cifre vanno messe in fila e confrontate con le serie storiche. «Nel 2013 Massa-Carrara aveva un tasso di disoccupazione pari al 12% e 10.668 disoccupati. Nel 2014 i disoccupati, in un solo anno, salgono a 14.630 ed il tasso passa al 16,4%. Passano dodici mesi e i disoccupati scendono a 10.733 e così il tasso, che scende al 12,4%. E quest’anno di nuovo, quasi tremila disoccupati in più rispetto allo scorso anno». Un’altalena.
Per capire quanto è strano si raffrontino con i dati nazionali: il tasso di disoccupazione in Italia nel 2015 è stato dell’11,9%, per ridursi all’11,7% lo scorso anno. Con gli stessi sbalzi registrati in provincia, con impennate e depressioni del 4% per volta, quest’anno avremmo avuto: o un 7,9% in discesa o un 15,9% in salita. In pratica il governo Renzi sarebbe stato osannato come il migliore degli ultimi 30 anni o scomparso dall’arena politica per sempre.
Cosa non torna? «Il problema è quello della numerosità campionaria, quanta gente viene intervistata in pratica», spiega De Filippi. «L’Istat stessa spiega che i suoi dati a livello nazionale sono molto precisi, a livello provinciale meno. Quei dati fotografano una tendenza, ed evidentemente quest’anno c’è stato un peggioramento. Ma non sono oro colato. 4000 disoccupati corrispondono grosso modo agli impiegati diretti nel mondo del marmo, tolto l’indotto. È come se fosse scomparso, ce ne saremmo accorti credo», aggiunge ironico.
C’è da rilevare ad esempio che è peggiorato anche il tasso di occupazione che quantifica l'incidenza della popolazione che ha un'occupazione sul totale della popolazione. «Eppure resta superiore a quello medio nazionale. Strano ma è così», chiosa De Filippi.
Analizzare con più attenzione i numeri non significa di certo negare la crisi occupazione. Quella c’è e resta. Significa valutare bene quali strumenti scegliere nella cassetta degli attrezzi e non provare a riparare un buco nel muro con un martello pneumatico.
«Massa-Carrara poi, secondo i dati, non è stata in Toscana la provincia che è peggiorata di più nel mercato del lavoro. Pistoia è passata dal 10,3% al 16,0%. Pistoia ha peggiorato di 5,7%, noi di 4,2%». Uno 0,1% in più e Pistoia avrebbe tinto di rosso ancora un po’ la Toscana. Il gradiente infatti scatta al 16,1%.
«Le statistiche vanno maneggiate con cura, non per fini politici. Ad esempio, l’Istat non considera tra i disoccupati chi non ha un lavoro e non lo cerca attivamente. Questo non significa che quella persona stia lavorando, solo che non compare nei radar», conclude.
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