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Il dono di Marco per la lingua inglese

Il dono di Marco per la lingua inglese

Affetto da autismo, ora è tutor al Liceo Artemisia Gentileschi Alla ricreazione si fermava con la prof per conversare

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CARRARA. Marco Tonazzini è un ragazzo di 22 anni, di Carrara dove vive con la mamma Rosa Cambria.

A raccontare la sua vicenda è la professoressa Ornella Pollastro. «Sin da piccolo, se si leggono le sue pagelle della Scuola Primaria mostra una particolare predisposizione per storie illustrate che sceglie autonomamente tra i libri della biblioteca di classe, ma possiede anche doti grafico pittoriche. Alla scuola media, Marco incomincia ad avere una particolare predisposizione per l'apprendimento della lingua straniera, che si evidenzia maggiormente quando s'iscrive al Liceo Artistico. Qui adora lavorare con il computer e frequenta le lezioni con interesse, non senza difficoltà o comportamenti problematici e conflittuali; lo aiutano gli esperti, gli operatori all'esterno della scuola, i suoi insegnanti, soprattutto quelli di sostegno ed in particolare il professore Pietro Orsolini che con pazienza, competenza e costante presenza lo accompagnerà fino alla classe quinta».

E prosegue: «Le spiccate qualità nella lingua straniera prendono campo, attraverso i suoi giochi, le sue animazioni, i puzzle games che occupano interi pomeriggi della vita dello studente. Se chiedete a Marco: «Cosa vorresti fare tra qualche anno?». «Programmer of puzzle games» risponde lui, ovviamente in inglese».

«E' l'anno della terza superiore: è questo il momento in cui Marco incontra l'insegnante che immediatamente si rende conto delle sue altissime, sorprendenti capacità comunicative nella seconda lingua, del suo talento, un po' meno di chi ha davanti, con i suoi disturbi e problemi comportamentali».

La professoressa Ornella Traversa, sua insegnante d'inglese, che come detto ci racconta di lui, riferisce che non è stato assolutamente facile nei primi mesi di scuola: «Marco si è mostrato subito il primo tra i miei studenti per la straordinaria conoscenza di vocaboli, in tutti gli ambiti, abile nella decodifica del messaggio orale. Io e lui parlavamo in lingua persino nella pausa della ricreazione quando, mentre gli altri studenti tiravano un respiro di sollievo, Marco partiva alla carica tra i mille “Mi devi chiedere scusa” oppure “Non sopporto questi rumori, questa parola detta dall'insegnante o dal compagno”».

«Di lì in poi – racconta la professoressa Traversa – sono riuscita, ma non in breve tempo, ad interagire con lui grazie ad una appropriata didattica di classe, assecondando le sue modalità di apprendimento, i suoi canali preferenziali, talvolta procedendo per tentativi,adattando compiti o messaggi, ricorrendo a severi "no", supportata anche dalla famiglia, dai compagni sempre disponibili e collaborativi».

Marco interveniva con il suo sapere ricercato, in una lingua diversa, appunto l'inglese, la lingua più parlata al giorno d'oggi dove gli altri mostravano più difficoltà.

«Sono sempre stata attonita dalla sua ricchezza di termini – aggiunge – dall'insolita, originale eleganza a dir poco britannica nel suo porsi, regalandomi spesso profondi spunti di riflessione».

E non mancano gli episodi simpatici e lo sfoggio di un garbo dal sapore antico. «Ancora adesso quando entriamo in ascensore mi dice sempre: "The women first"- "Prima le donne". Devo dire di essere orgogliosa di lui e non smetto di imparare nel suo mondo dalle mille sfaccettature animato da personaggi quasi sempre irreali», racconta ammirata parlando di Marco. Terminati gli esami di maturità oggi Marco è tutor, assistente della profesoressa Traversa. «Collabora con me a partire dalla fine di novembre nelle classi prima e seconda C presso il Liceo Artemisia Gentileschi,la cui dirigenza è affidata alla preside Annarosa Vatteroni; importante è stato il supporto dell'assistente sociale dell'Asl, Loredana Bianchi, che ha sostenuto il progetto nel suo iter burocratico. Marco svolge sei ore settimanali e supporta me e i compagni durante le fasi di interazione orale fra studenti oppure durante la comprensione di testi scritti, correzione dei compiti, ma ancor di più donando il suo prezioso aiuto con l'utilizzo del computer e della Lim nell'introduzione di nuove strutture della grammatica attraverso storie ed immagini», racconta Traversa.

L'ultimo suo intervento è stato la presentazione della forma passata, il "Simple Past" attraverso raffigurazioni tratte da "Le Mille e una notte", il tutto cucito da lui ad opera d'arte, sottotitolato in lingua.

«Mi auguro che il percorso intrapreso da Marco possa essere di aiuto per aumentare le sue autonomie, la sua socializzazione, auspicandoci un futuro di accoglienza,di accettazione per tutti i giovani come lui, nella scuola ed al di fuori di essa, sostenendo la famiglia ed operando sempre con conoscenza di causa», conclude la professoressa.

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