Il dolore
Disoccupazione record, a Massa-Carrara la ripresa non c’è
I dati Istat 2016 peggiori di quelli del 2015. Scende anche il tasso degli occupati. Figaia (Cisl): ci eravamo illusi, paghiamo la carenza di infrastrutture e di strategie
MASSA CARRARA. “Stiamo uscendo dalla crisi”; “la luce alla fine del tunnel ora si vede”. Era una illusione: la disoccupazione è tornata a salire nel corso del 2016. Dopo un sensibile calo del tasso di disoccupati nella provincia di Massa Carrara registrato dall’Istat nel 2015, quando l’indice era sceso dal 16,4 del 2014 al 12,4 (un dato ancora molto alto, ma segnale di un sensibile miglioramento), ecco che nel 2016 il barometro del lavoro è tornato al “brutto”, raggiungendo la quota di 16,6, addirittura superiore a quella degli anni più bui della crisi. Non solo: in corrispondenza a questo aumento importante aumento di chi è senza lavoro, scende in modo sensibile il tasso di occupazione: era del 58,3 nel 2014; era salito al 60,1 nel 2015, è tornato a scendere fino al 57,5 nello scorso anno.
Una doccia fredda per chi sperava che la ripresa si stesse consolidando anche nel tessuto produttivo di Massa e Carrara, un segnale preoccupante che impone, ora più che mai, una strategia di rilancio dell’economia che restituisca posti di lavoro e ricchezza.
«L’Istat attesta un nuovo grave calo del dato relativo agli occupati che, invece, lo scorso anno era andato in controtendenza. Aumentano anche i disoccupati che, aggiungendosi agli scoraggiati (coloro che il lavoro non lo cercano più)raggiunge e si consolida nuovamente a livelli da meridione. L’Isr (Istiuto studi e ricerche della Camera di Commercio) aveva fotografato una disoccupazione reale al 19% ora siamo al 23,5 se conteggiamo gli scoraggiati», commenta, a sua volta scoraggiato, Andrea Figaia, segretario confederale della Cisl. «Ci eravamo illusi lo scorso anno, evidentemente paghiamo la mancanza di soluzioni alle infrastrutture e la acefalia che ormai caratterizza il territorio di Massa Carrara. Infatti. se guardiamo alle zone vicine, Lucca e Pisa crescono in termini di btasso di occupazione; La Spezia cresce, pochino ma cresce; e solo Pistoia va male quanto Massa», dicono lo stesso Figaia, Massimo Bani segretario generale Cisl di Lucca e Patrizia Pellegatti, segretaria confederale di Pistoia.
La Cisl, che si è data una organizzazione di area vasta (Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Pisa) va a congresso e l’analisi di Andrea Figaia mette inevitabilmente al centro del suo contributo al dibattito proprio il perdurare della crisi del lavoro sotto le Apuane. Vi sono alcune realtà produttive consolidate, come Bario Solvay, Riv Skf, gruppo Nca, Nuova Oma e Nuovo Pignone (quest’ultimo vero polmone occupazionale della provincia), Sanac (su cui pesano le incognite della vertenza Ilva) – ragiona il segretario apuano della Cisl – ma questo non basta. «Il momo settore del marmo, vera chance economico occupazionale è ormai ridotto a una prospettiva più speculativa e di meno lavoro», dice Figaia. Mentre anche il commercio all’ingrosso «inizia a scontare in termini occupazionali le difficoltà del modello della grande distribuzione: a parte Esselunga, Coop e Carrefour faticano a rimanere sul mercato».
C’è poi il turismo, diventato, secondo Figaia »in termini occupazionali la vera cassa integrazione al nero del territorio. Su 2.200 imprese circa, l’aumento dell’occupazione ufficiale è di 6-700 posti part time. Possibile che non vi sia almeno uno stagionale assunto per azienda? Il resto è nero e voucher».c.f.
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