Il Tirreno

«Non ci siamo mossi solo su una denuncia Abbiamo le prove»

«Non ci siamo mossi solo su una denuncia Abbiamo le prove»

Il procuratore capo Giubilaro torna a parlare dell’indagine E domani mattina la manifestazione di solidarietà all’Arma

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AULLA. «Mai espresso alcuna perplessità sulla manifestazione di solidarietà ai carabinieri e questo perché non mai espresso opinione alcuna a chicchessia sulla manifestazione e pertanto è del tutto privo di fondamento che abbia espresso perplessità». A parlare è il procuratore capo Aldo Giobilaro all’antivigilia del presidio sotto il Comune di Aulla che i cittadini vogliono fare per esprimere solidarietà ai militari finiti nel registro degli indagati per una stoiria delle violenze che avvenivano nelle caserme di Pontremoli, Aulla, Albiano e Licciana Nardi. Il procuratore capo chiarisce meglio il concetto: «Per l’iniziativa che richiama l’attenzione sulla più che encomiabile attività quotidianamente svolta dall’Arma dei carabinieri a tutela della vita, dell’incolumità e della sicurezza di tutti, anche a costo di rischi e di sacrifici personali, fatta salva la necessità in uno stato di diritto di procedere nei confronti di chiunque risulti responsabile di fatti penalmente rilevanti e di procedere a prescindere dalla pur lodevole attività normalmente svolta, eventuali appartenenti all’Arma dei carabinieri dunque compresi». Ma Giubilaro parla dell’indagine e delle perplessità che emergono, secondo i difensori degli indagati, sulle accuse mosse dal cittadino marocchino che ha denunciato il pestaggio subito: «È chiaro che se abbiamo fatto i passi che abbiamo fatto è perché c’è dell’altro. La nostra inchiesta non si basa soltanto sulle parole di quell’extracomunitario o di altri stranieri, piuttosto che italiani. C’è tutto un lavoro dietro, la ricerca di elementi di conferma che abbiamo trovato e che adesso costituiscono quelle che per noi sono prove. Anche perché abbiamo iniziato a lavorare su questa storia parecchi mesi fa, se ci fossimo fermati alle dichiarazioni di chi punta il dito avremmo fatto decisamente prima». Giubilaro di più non dice, non conferma nemmeno le indiscrezioni uscite sulla stampa di armi improprie (spray neutralizzanti e pistole elettriche) trovate nelle abitazioni dei militari finiti nel mirino.

Tornando alla manifestazione di domani, invece, questo il messaggio fatto girare dagli organizzatori del presidio per far arrivare il numero più alto di persone sotto il Comune di Aulla: «Vogliamo esprimere sostegno a quella divisa indossata con dignità da persone come noi, che tutti i giorni devono combattere una guerra persa in partenza, per colpa di burocrati con potere legislativo. Questo potere, che male ha interpretato la realtà della "strada", penalizza l' esecuzione della nostra sicurezza. Diamo il giusto valore alle cose ed alle persone. L'indignazione popolare deve arrivare alla magistratura, perché siamo noi che conosciamo quei ragazzi con la divisa, come conosciamo il valore della parola dei loro accusatori, anche questo conta. Difendiamo l’Arma, ma condanniamo chiunque sbaglia. Chiunque! Non vogliamo prevaricare importanti indagini, che devono necessariamente avvenire in stretto riserbo, serenità e per tutte le categorie, ma sempre con il rispetto che noi cittadini portiamo verso tutte le forze dell'ordine, e che pretendiamo non sia infangata inutilmente. Non vogliamo appartenenze politiche perché: loro per noi ci sono sempre, e noi per loro anche».

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