Il Tirreno

Amianto al bagno Irene

Amianto al bagno Irene

Quintali di eternit emergono dalla sabbia, transennata tutta l’area

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MASSA. Forse è il bagno più bello del litorale apuano. Di sicuro è stato, fino a pochi giorni fa, tra quelli in cui la natura era più tutelata e valorizzata. Peccato, che sia pieno di eternit.

Sei grossi sacchi (big bags si chiamano) contenenti amianto sono da ieri accatastati all’interno del bagno Irene, a Poveromo. Sono stati riempiti dalla ditta che ha avuto dalla proprietà dello stabilimento balneare l’incarico di “bonificare” il bagno. L’area circostante è stata delimitata con nastri bianchi e rossi tappezzati di cartelli di divieto di accesso e “area sottoposta a bonifica da amianto”. Tutt’intorno, mucchi di rifiuti di altro genere – plastiche, vecchi pneumatici, materiali ferrosi – cumuli di sabbia smossa da ruspe e pale. Uno scenario da discarica abusiva più che da bagno “dei vip” che suscita interrogativi e preoccupazioni.

Gli interrogativi riguardano in primis l’origine della discarica di eternit: da quanto tempo si trovava lì sotto la sabbia, nella zona del bagno fra le cabine e il parcheggio, sotto alla sabbia dove in estate i clienti del bagno Irene possono pranzare o rinfrescarsi sotto i tendoni bianchi? Chi li ha portati lì e perchè, fino ad ora nessuno si è accorto dell’esistenza di questo potenziale pericolo per la salute pubblica? È possibile che si tratti di vecchie strutture del bagno, divelte dal tornado del 1977, o che siano state trasportate dalle mareggiate e poi coperte dalla sabbia. Ma è anche possibile che siano il lascito di una più recente ristrutturazione del bagno, risalente al 2008, quando l’Irene, appartenuto alla famiglia De Guttry, venne acquistato dai russi, da una società facente capo all’imprenditore moscovita Vadim Fetodov. Solo ipotesi, per ora. Che corroborano più di un timore. «Se è stato trovato eternit al bagno Irene, non si può escludere che vi siano cumuli di amianto anche in altre zone della spiaggia. Non vorrei fare del “procurato allarme”, ma bisogna capire meglio», ragiona Luana Mencarelli, consigliera comunale dei 5 Stelle che ieri, con la Commissione ambiente ha visitato lo stabilimento. «È una situazione complessa e piena di incertezze. Non sappiamo di preciso da dove venga l’amianto, non ci sono documenti che dicano quali siano le autorizzazioni in mano alla proprietà per fare quei lavori. Qui sono in gioco gli interessi legittimi di un’impresa turistica e la tutela della salute, ma non c’è chiarezza su come stanno davvero le cose».

Preoccupato, al termine del sopralluogo anche Nicola Cavazzuti (Rifondazione comunista), presidente della commissione consigliare Ambiente: «Credo che a questo punto un’indagine ambientale a vasto raggio debba essere fatta. Occorre fare intervenire Arpat e Asl per capire la consistenza del pericolo costituito dall’eternit. La quantità di materiali con presenza di amianto è davvero grossa: ci sono sei big bags, si parla di tonnellate ».

Intanto, i lavori sono stati sospesi, su ordine dell’amministrazione. I lavori di pulizia e riordino dello stabilimento avviati dalla proprietà e comunicati a Comune, Arpat, Regione Toscana, Agenzia delle Dogane, non richiedevano, a parere di Marco Uzzo, delegato dell’Ufficio del mare del Comune particolari autorizzazioni, in quanto condotte in superficie, fuori stagione e con un mezzo gommato. Ma dopo la levata di scudi di Wwf e Italia Nostra, dopo le perplessità espresse dalla Commissione,e dopo la scoperta dell’amianto e dopo avere chiesto un parere alla Soprintendenza che ha detto: «Serve un piano dei lavori», gli uffici comunali hanno sospeso le operazioni. Anche per capire meglio in che cosa consiste il progetto della proprietà e verificare se si tratta di interventi (qualcuno ha parlato anche della intenzione di realizzare una piscina) compatibili con le normative.

«Sentiremo la Soprintendenza e la Capitaneria di Porto, occorrono altre verifiche», dice l’assessore alle Attività produttive Gabriele Carioli.

Insomma, dopo la scoperta dei rifiuti sotto le dune “naturali” – rifiuti che, però, secondo Gianluca Giannelli, vicepresidente del Wwf Alta Toscana, non si trovavano sotto la sabbia ma nella vegetazione di ginepri al lato sud del bagno – ecco la scoperta dell’amianto. E il bagno Irene, piccolo paradiso degli amanti della tranquillità e del verde on the beach (a 5mila euro a stagione) rischia di diventare un paradiso perduto.

Claudio Figaia

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