Il Tirreno

Via da Casa Ascoli, ma non sa badare a sé

di Manuela D’Angelo
Via da Casa Ascoli, ma non sa badare a sé

Ricoverata per dieci giorni, è stata dimessa dopo le cure. Benedetti: «La prendano i servizi sociali»

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MASSA. Era stata ricoverata a Casa Ascoli, per una settimana di cure intermedie, previste dalla Asl, ma al momento delle sue dimissioni non voleva più andar via ed ha così dovuto lasciare la struttura in maniera poco pacifica.

Il caso della signora Luisa è delicato e complicato: ha anni 81, pesa più di 100 chili ed è costretta su una sedia a rotelle. La seguono i servizi sociali di Massa da circa sei mesi, anche se la signora non ha mai voluto essere aiutata, non ha fornito il suo reddito per valutare la condizione economica e non vuole essere toccata da nessuno. È il consigliere di FI Stefano Benedetti ad informare delle condizioni in cui la donna vive: completamente sola con una pensione di 600 euro al mese, in uno scantinato raggiungibile solo attraverso una rampa di scale che, ovviamente, non è superabile in carrozzella.

La donna si reca in ospedale, pochi giorni fa, lamentando forti dolori alle gambe; i medici la curano, nonostante le inadempienze e una denuncia del primario del Pronto Soccorso per occupazione indebita di luogo pubblico, poi predispongono una settimana di cure intermedie e l'unico letto libero è alla casa Ascoli.

«Qui la donna trascorre 10 giorni- racconta il direttore Ermanno Biselli- servita, riverita e accudita; la conosciamo bene, è una persona che necessita grandi attenzioni, un soggetto complicato da trattare. Pensate che non esiste certificazione di alcun medico che attesti ci siano incapacità mentali, o problemi di salute impellenti. In ogni caso, dopo 10 giorni, abbiamo dovuta dimetterla. Ho inviato mail ai servizi sociali e al sindaco, per spiegare tutti i passaggi della dimissione e l'ho dovuta lasciare con due barellieri e due assistenti sociale che, con fatica, cercavano di farla salire su una ambulanza per portala a casa»

La donna ha raccontato al consigliere Benedetti di non essere mai tornata nello scantinato, ma di vivere attualmente in un piccolo negozio, di pochi metri quadrati, che gestiva prima di ammalarsi, da sola, urinandosi addosso, senza acqua, senza mangiare e neanche la possibilità di potersi muovere.

«Chiedo al sindaco se è giusto che una cosa del genere debba accadere proprio in una struttura sociale di proprietà pubblica- scrive il consigliere Benedetti a Volpi- e se il direttore Biselli non avesse dovuto tenere la donna all'interno della struttura».

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