Il Tirreno

Un consiglio comunale per dire no alla violenza

di Manuela D'Angelo

Proiettato il docufilm di Silvia Lelli sulle storie di violenza ricevuta e subita Sul web gira ancora il decalogo della “moglie perfetta” sui doveri di una donna

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MASSA. Innanzitutto non chiamatela mai più "festa della donna". L'8 marzo in tutto il mondo si celebra la giornata internazionale della donna, istituita per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, ma anche le discriminazioni e le violenze da loro subite.

L'occasione, riuniti nella sala del consiglio comunale di Massa, tra istituzioni, rappresentanti delle associazioni Dune e Arpa e studenti delle scuole cittadine, è stata anche quella di ricordare le donne uccise per mano di amanti, mariti, fidanzati o sconosciuti, dentro e fuori dalle mura domestiche. Il consiglio straordinario dedicato all'8 marzo è stato voluto dall'assessore alle pari opportunità del comune di Massa Elena Mosti.

In aula ci sono gli studenti delle scuole del Liceo pedagogico Pascoli, dell'istituto alberghiero Minuto e dell’ artistico Palma: un po' di storia, perché la conoscenza è il primo passo verso l'accettazione degli altri, il rispetto e quindi la non violenza. Il sindaco di Massa Alessandro Volpi si presta al ruolo, per lui non inconsueto, di professore: «Per molto tempo si è fatta risalire la scelta dell'8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908- spiega- che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. I fatti che hanno portato all'istituzione di questa festa sono però più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne. Nel settembre 1944 a Roma è stato istituito l'Udi, Unione Donne Italiane, e si è deciso di celebrare, il successivo 8 marzo, la giornata della donna nelle zone liberate. Il 1975 è stato definito dalle Nazioni Unite come l'Anno Internazionale delle Donne».

Ci sono tante ragazze in aula e sono le più attente. Si parla di modelli, di pubblicità che lanciano messaggi diventati usuali, e accolti come veri: mamme perfette di prima mattina, truccate, pronte a servire abbondanti colazioni ai figli e ai mariti; oppure impegnate a stirare, senza sentire fatica.

«Così- ha detto la dottoressa Silvia Lelli- si fanno crescere donne che si sentono inadeguate, oppure ragazze che puntano solo alla bellezza e si convincono gli uomini, superficiali, che sia giusto avere accanto soltanto mogli asservite». Attenzione: sul web gira ancora il decalogo della "moglie perfetta". Il primo esemplare è degli anni Trenta, ma esiste ancora ed è sconvolgente: sii dolce, ascoltalo, i suoi problemi sono più importanti dei tuoi, non gridare mai, anzi non parlare, spegni la lavatrice, fatti vedere felice, distrailo.

Infine ieri mattina è stato presentato agli studenti massesi un documentario, realizzato dalla dottoressa Lelli, che per la prima volta raccoglie le testimonianze di donne che hanno subito violenza e di uomini che l'hanno compiuta. C'è la giovane a cui un infermiere ha palpato il seno in ospedale, la studentessa rimasta incinta a cui il compagno impediva di andare a scuola e la picchiava se la vedeva studiare; la moglie assoggettata psicologicamente perché senza una attività, senza possibilità di mantenersi da sola.

Tutte le testimonianze hanno un punto comune: la voglia di dimenticare e quindi di non denunciare, per paura di non essere credute, o di essere punite, ma rivolgersi ad un centro antiviolenza è l'unica strada per tornare ad essere libere.

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