Finanza
Mancano i soldi, tribunale a pezzi
Aule e passaggi interdetti, infiltrazioni dal soffitto e rischio di crolli
MASSA. Il tribunale di Massa cade a pezzi. E per capirlo basta fare un giro nella sezione civile, che si trova al secondo piano del palazzo che ospita la giustizia apuana: infiltrazioni dal controssoffitto, il terrazzo, che poi tale non sarebbe, inagibile e l’aula del collegio impraticabile. Per non parlare dei divani circondati dal nastro bianco e rosso per far capire che non ci si può sedere nessuno perché il rischio è quello che si possa staccare un pezzo di intonaco da un momento all’altro e finire sulla testa di qualcuno. Ma pure la biblioteca e i libri che sono raccolti potrebbero fare la muffa. Il presidente del tribunale Maria Cristina Failla è a conoscenza della situazione ma più di tanto non può fare perché non ci sono i soldi: «Il ministero della giustizia ci mette a disposizione somme minime per effettuare lavori di manutenzione, ma qui i problemi sono strutturali. L’immobile è di proprietà del Comune ma da due anni siamo noi a gestirlo come tutte le strutture date in comodato d’uso alla giustizia. Io presiedo una commissione che si occupa di individuare le urgenze. Lo facciamo, lo abbiamo fatto. Ma poi più di tanto non succede. Perché lo stanziamento è di poche migliaia di euro all’anno e per intervenire come si deve ne occorrerebbero molte di più. Tanto per dirne una tempo fa si era rotta la porta dell’ascensore montacarichi che preleva e porta al piano i fascicoli della sezione civile, quelli che servono per fare i processi. Abbiamo contattato una ditta con la somma urgenza perché dovevamo sbloccare la situazione. Abbiamo speso un migliaio di euro. Quando abbiamo presentato il conto al ministero da Roma gli uffici tecnici ci hanno detto che avevamo sbagliato la procedura perché dovevamo indire una gara e contattare altre ditte per risparmiare. Il bando ci avrebbe fatto perdere del tempo, peròà. Comunque non ci hanno dato un centesimo e avremmo dovuto pagare in due di tasca nostra. Alla fine la ditta che ci aveva fatto il lavoro ha rinunciato alla cifra. Altrimenti ci avremmo rimesso noi che avevamo preso quella decisione. E per cosa? Per aver fatto funzionare la macchina della giustizia. Per questo problema delle infiltrazioni invece non so cosa fare. Stiamo segnalando tutte le volte la cosa, ma dal ministero nessuno ci risponde».
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