Attenzione
La drammatica denuncia di una tredicenne: «Io bulla perché papà mi picchia»
La ragazzina ha raccontato le percosse a preside e professoresse dopo essere finita nei guai ed è partita un’indagine dei carabinieri. L’adolescente ha confermato le botte al gip
MASSA CARRARA. Undici mesi fa la ragazzina era stata redarguita da una professoressa e dalla preside per alcuni atti che erano stati considerati come vero e proprio bullismo, con vittime alcune compagne che si erano lamentate del suo comportamento. L’adolescente (non ne riveliamo né l’identità e neppure elementi che potrebbero renderla riconoscibile per tutelarla, come prevedono le carte deontologiche), messa alle strette dai docenti, ha raccontato perché era così arrabbiata con quelle coetanee: le invidiava perché a casa avevano una famiglia perfetta, mentre la sua non era tale. Soprattutto il padre, separato dalla madre, era un aguzzino, tanto che prima che venisse affidata alla sorella maggiore veniva picchiata regolarmente dall’uomo. Praticamente tutti i giorni.
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Una denuncia vera e propria che la preside, dopo essersi consultata con gli assistenti sociali, non ha potuto fare altro che segnalare alle forze dell’ordine. E più precisamente ai carabinieri. Ed è partita un’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alessandra Conforti. Gli inquirenti hanno sentito la madre della tredicenne e la donna, che si è separata dall’uomo finito sotto accusa, ha confermato quanto aveva detto la figlia.
Il papà così è stato convocato in caserma e lì è venuto a conoscenza di quello che aveva raccontato la ragazzina. E ha deciso di affidarsi agli avvocati Riccardo Balatri e Massimiliano Fialdini. La vicenda è finita davanti al gip Ermanno De Mattia, per un incidente probatorio drammatico. Da una parte c’era la studentessa, dall’altra il giudice che le sottoponeva le domande di accusa e difesa con l’aiuto di una psicologa. Anche gli avvocati Balatri e Fialdini avevano una consulente di parte, la dottoressa Lisa Guadagnucci.
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La quattordicenne è apparsa sicura di quello che diceva, anche se non esistono denunce precedenti a quell’atto di bullismo che parlano di percosse da parte del genitore. Non solo: non è mai finita al pronto soccorso. Anche se lei ha detto di aver avuto per parecchi giorni un livido sulla schiena per un pugno che il papà le aveva sferrato per un brutto voto in matematica e un piccolo segno sotto il mento per uno schiaffo che aveva preso dopo che aveva versato inavvertitamente una lattina di Coca Cola sul letto appena fatto.
A questo si aggiunge un messaggio vocale inviato via Whatsapp al cellulare dell’uomo che lei definisce un aguzzino. In una quindicina di secondi si sente una risata della giovane a mo’ di scherno e una frase che più o meno suona come "Non ho paura di te". Su questo punto che il gip le ha contestato, lei è stata perentoria: uno sbaglio, quel messaggio vocale era destinato a un amico, soltanto che nello scorrere la rubrica aveva confuso il destinatario.
Gli avvocati dell’uomo invece sottolinenano la stranezza: è stato mandato pochi giorni prima dell’incidente probabtorio, difficile che sia stato un errore. Adesso toccherà al pubblico ministero Conforti decidere se chiedere il rinvio a giudizio del genitore oppure archiviare la vicenda.
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