Il Tirreno

Da qui parlò Napoleone. Ora diventerà una gelateria

di Libero Red Dolce
L'edificio della pineta Gariobaldi a Marina di Carrara
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L'edificio della pineta Gariobaldi a Marina di Carrara

Marina di Carrara: conosciuto come il Fortino, l’edificio nella pineta Garibaldi era un posto del telegrafo. Fu costruito dalle truppe francesi nel 1810, adesso i proprietari vogliono trasformarlo

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CARRARA. Sospeso nell’aria per qualche secondo ha galleggiato nel cielo di Carrara un messaggio di Napoleone per i suoi generali. Uno, o forse più. A raccoglierli era la stazione del telegrafo Chappe a Marina, uno dei punti di raccordo di una linea che il generale francese aveva voluto estendere dalla Francia all’Italia durante la campagna militare del 1800, capace di trasportare un messaggio con un intervallo di 6 secondi per ogni stazione. Prima di alta velocità e telecomunicazioni, per la prima volta Parigi era davvero vicina alle apuane.

L’idea venne a un fisico francese, Claude Chappe, abate strappato alle sue convinzioni dai venti rivoluzionari del 1789. L’idea del télégraphe, letteralmente scrittore a distanza come lo chiamarono in seguito, nacque dal desiderio di comunicare a distanza da casa sua con gli amici.

Così Chappe immaginò un sistema economico e razionale: una pertica alta una decina di metri connessa all’estremità con tre braccia mobili, articolate tra di loro, capaci muovendosi di creare 196 combinazioni. Un vero e proprio alfabeto realizzabile, e qui stava il razionalismo economico, su edifici preesistenti: come torri colombaie, campanili e quant’altro.

Quella di Marina fu però costruita di proposito nel 1810, trovandosi sulla costa e in una linea che a nord la connetteva con le stazioni di Monte Marcello, Palmaria e Punta Mesco e a sud con Cinquale, Motrone fino ad arrivare a Livorno. L’ultima stazione costruita di un reticolo che doveva arrivare fino a Roma, ma che Napoleone non riuscì a ultimare.

A Marina lo si conosce come il fortino. Con la guerra però non ha mai avuto a che fare, se non per un breve utilizzo come magazzino per le munizioni per la ridotta costiera. Probabilmente questa funzione e la forma che richiama una fortificazione potrebbe avergli impresso il nome.

Pareti esterne attraversate da crepe e qualche tag dei writer sulle mura esterne. Che paradosso per una stazione pensata per trasmettere messaggi effimeri per via ottica diventare lo sfondo di ben più duraturi messaggi a mezzo spray. All’interno due aperture sui lati, oggi murate, che permettervano agli operatori di osservare con i telescopi eventuali movimenti delle postazioni contigue. La distanza tra un posto di trasmissione e l’altro variava tra i 12 e i 25 chilometri.

Le stazioni intorno a quella del parco Garibaldi di Marina però sono andate distrutte. Quella di Cinquale, un fortino lorenese, fu distrutta dai tedeschi nel 1944. La singolarità, specie nelle faccende storiche, accresce spesso il valore di un oggetto o un edificio. Il povero “fortino” invece è stato piano piano demansionato prima e dimenticato poi.

La rete Chappe, pur affiancata da sistemi simili, fu superata tecnologicamente solo dal telegrafo elettrico a metà dell’Ottocento. «La stazione di Marina, dopo un impiego come deposito di munizioni degli estensi – spiega lo storico locale Pietro Di Pierro – fu poi deposito di attrezzi e acquistato dal demanio da Pantaleone Telara nel 1901. Si ricorda l'uso come mulino da parte della famiglia Bottari "Briloca". Poi un negozio di carbone gestito dalla popolare carbonaia Finimola Paladini fino ad epoca recente».

Sull’ingresso oggi è affisso un cartello affittasi. Le erbacce fanno da barbetta alla cupola in mattoni. Pare che i proprietari ne vogliano fare un bar o una gelateria. Pur sottoposto a vincoli demaniali, il “fortino” è privato da oltre un secolo e di tentativi di recupero non pare siano state affollate carte e sogni dei precedenti sindaci e degli attuali pretendenti alla sindacatura. Forse una riconversione attenta, a questo punto, è preferibile all’abbandono.

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