Il Tirreno

«Affidiamo le cave alle cooperative»

«Affidiamo le cave alle cooperative»

Dall’assemblea a Fantiscritti l’appello dei cavatori per l’inserimento nella lista dei mestieri usuranti

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CARRARA. Piove e fa freddo a Fantiscritti, nel cuore delle cave di marmo di Carrara, e la tenda di nylon sotto la quale hanno trovato riparo il segretario confederale Nino Baseotto, il segretario provinciale Paolo Gozzani e il responsabile provinciale di Fillea Roberto Venturini riesce a malapena a contenere la pioggia. Eppure i lavoratori hanno risposto alla chiamata del sindacato e, garantiscono, faranno campagna per il “sì”. «Perché con più precarietà aumentano i rischi e peggiora la sicurezza» spiega Francesco Genovesi, cavatore e delegato sindacale, raccontando di un settore in cui solo le aziende più grandi continuano a garantire i diritti dei propri dipendenti. «I giovani hanno sete di lavoro, fanno la fila per un posto e così quando lo trovano, sono disposti a tutto, ingoiano qualsiasi rospo, non scioperano, e fanno loro malgrado il gioco dei padroni perchè ostacolano anche le nostre battaglie» ha spiegato Genovesi.

«Siamo in un mondo in cui le leggi vengono usate per togliere i diritti ai lavoratori» insiste Franco Bonuccelli, operaio di una segheria del piano e rsu Fillea: «Una volta alle 17 si smetteva di caricare, adesso invece in alcune ditte, se arriva il camion ed è tardi, si procede comunque. Oppure si manovrano i materiali anche sotto la pioggia... c’è paura di perdere il posto» racconta. Ma cosa si può fare, oltre a votare sì al referendum? «Lavorare più marmo in loco, premiare le aziende che lo fanno e al monte affidare tutto a delle cooperative: perché loro estraggono meno, ma distribuiscono meglio il profitto e curano di più la sicurezza» replica Bonuccelli.

Cogliendo poi l’occasione della visita di Baseotto, nella speranza che il segretario confederale possa rilanciare la richiesta dei lavoratori del settore, i delegati Francesco Genovesi di Fillea sono tornati sul tema dell’età pensionabile: «Sia al monte che al piano, i lavoratori del lapideo svolgono mansioni altamente usuranti. Non ci possono chiedere di lavorare fino a 70 anni o di continuare per 40 anni. Non è pensabile, anche per questioni di sicurezza» hanno spiegato Genovesi e Bonuccelli, rilanciando l’appello affinchè i mestieri legati al mondo dell’estrazione e della lavorazione del marmo vengano inseriti nella lista dei lavori usuranti.

(c.ch.)

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