Finanza
Il sindacato: «Diamo una diffida a chi minaccia»
CARRARA. L'aggressione di giovedì mattina sulla linea 75 del Ctt è solo l'ultima di una lunga serie di episodi simili che si sono registrati non solo in provincia ma un po' in tutta la Toscana. Non a...
CARRARA. L'aggressione di giovedì mattina sulla linea 75 del Ctt è solo l'ultima di una lunga serie di episodi simili che si sono registrati non solo in provincia ma un po' in tutta la Toscana. Non a caso, spiega Luca Mannini, segretario Fit-Cisl Massa Carrara, «il Prefetto di Firenze sta raccogliendo tutte le segnalazioni di casi analoghi che arrivano dalla regione per mettere a punto una strategia che riesca a contenere il fenomeno. È un problema che c'è da tempo - spiega il segretario di categoria - come sindacati ci siamo mossi sia con l'azienda alla quale abbiamo chiesto di collegare i bus con le forze dell'ordine sia con le istituzioni. Ho inviato a nome di tutte le sigle una lettera al Prefetto, Enrico Ricci, per chiedergli un incontro sul tema della sicurezza sui bus». Per contrastare il fenomeno, intanto, il segretario provinciale di Fit-Cisl propone di intensificare i controlli ai capolinea e di implementare la sinergia con le forze dell'ordine, affinchè gli interventi siano più ancora più tempestivi. Non solo. Mannini lancia l'idea di una diffida agli utenti recidivi: «Le sanzioni da sole non bastano. Spesso chi riceve una multa minaccia il personale che, dopo qualche giorno, inevitabilmente, si ritrova davanti l'utente sanzionato. In questi casi ci vorrebbe una diffida, anche perchè, le persone che si rendono protagoniste di questi episodi sono sempre le stesse e ormai le conosciamo» afferma l’esponente di Cisl, parlando di una «ventina di soggetti» che mettono a ferro e fuoco i bus della provincia.
Altrettanto drastico il quadro della situazione che dipinge Leonardo Fazzi diFlit Cgil: «Ieri abbiamo sottoposto di nuovo il problema all’azienda. In tutta la regione, ormai ogni giorno, si registrano episodi di questo tipo. I bus stanno diventando un luogo di spaccio e la situazione peggiora quando vengono effettuati controlli o perquisizioni nelle piazze, perchè a quel punto gli spacciatori ce li ritroviamo a bordo dei nostri mezzi». Fazzi ricorda che, in queste situazioni, il personale oltre a dover adempiere alle proprie mansioni (guidare e controllare i biglietti) ha le mani legate e non può far altro se non chiamare le forze dell’ordine e aspettare il loro arrivo. «Siamo al punto in cui chiedere il titolo di viaggio rdiventa un rischio, perchè non si sa mai quale reazione possono avere detrimanti soggetti», aggiunge Fazzi, ricordando che «il bus è uno spazio pubblico da tutelare, proprio come tutti gli altri».
(c.ch.)
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