Il Tirreno

I vertici dell’arma a colloquio in procura

di Libero Red Dolce
I vertici dell’arma a colloquio in procura

Incontro di mezz’ora tra Saltalamacchia e Giubilaro. Durante le perquisizioni si cercavano armi non in dotazione

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CARRARA. Due berline nere con l’inconfondibile scritta Carabinieri sulla fiancata di fronte al tribunale di Massa. Dalla portiera escono molte stellette e parecchi ufficiali dei carabinieri, che attendono per qualche minuto fuori dal tribunale. Ieri era il giorno fissato per l’incontro del procuratore capo con i vertici dell’arma. E al palazzo di giustizia si sono presentati il comandante della legione “Toscana”, il generale di brigata Emanuele Saltalamacchia e il comandante provinciale di Massa-Carrara il tenente colonnello Valerio Liberatori.

Sono entrati in procura attorno alle 11.30 per uscirne circa mezz’ora dopo. Un incontro a quattr’occhi tra Saltalamacchia e Giubilaro, per confrontarsi sulla delicata inchiesta che la procura sta portando avanti su una ventina di carabinieri della Lunigiana accusati di abuso d’autorità, sequestro e persino violenza sessuale. Totale il riserbo su quanto si sono detti i due.

All’uscita dall’incontro il tenente colonnello Liberatori ha espresso «fiducia, sia nell’operato dei miei uomini che in quello della magistratura. Per adesso non è stato preso alcun provvedimento dato che non si conoscono con precisione le accuse. Se e quando si manifesterà qualche incompatibilità allora valuteremo caso per caso come agire, anche per garantire la sicurezza e la tranquillità dei cittadini. Continuiamo, com’è ovvio, a garantire la tutela del territorio. Se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare, ma mi pare troppo presto per dirlo».

Sui pesanti capi d’imputazione a carico dei militari Liberatori non si è voluto esprimere: «Auspico che per un carabiniere esistano e siano garantiti gli stessi diritti di ogni altro cittadino, senza trattamenti differenti».

E ieri è stata giornata di trasferte in procura anche per gli avvocati ai quali si sono rivolti i carabinieri indagati. Così l’avvocato Gianpaolo Carabelli, che insieme all’avvocato Roberto Valettini difende dodici indagati, è andato al tribunale di Massa dove gli è stato notificato il verbale delle operazioni compiute, i verbali di perquisizione e quelli di sequestro.

Dal verbale è emerso che durante la perquisizione, e il conseguente sequestro, gli uomini della polizia giudiziaria sono andati in cerca di «armi proprie ed improprie diverse da quelle in dotazione ai militari». E questa è di sicuro una novità.

Ma si cercavano anche «ordini di servizio, memoriali, registri, informative di reato, annotazioni, relazioni, appunti, agende e atti e documenti in genere». Ovviamente tra quelli riconducibili al reato. Inoltre è stata disposta «la perquisizione personale degli indagati, dei locali e delle vetture di servizio». Non si sa ancora, non essendo concluse le indagini preliminari, cosa sia stato trovato o se la procura ha in mano delle intercettazioni

Adesso gli avvocati si preparano all’istanza di riesame. Dieci giorni di tempo dalla notifica: dunque, dal 28 febbraio al 10 marzo, sei giorni ancora. Fatta questa, così com’è nelle intenzioni degli avvocati che tutelano gli interessi dei carabinieri coinvolti nell’indagine, la procura dovrà fare una parziale discovery mettendo a disposizione gli atti inerenti le misure cautelari.

Oltre a ciò, fino alla conclusione delle indagini preliminari non si saprà molto di più, anche perché la procura tiene porte e finestre ben sigillate per non fare uscire nemmeno uno spiffero. «Siamo nella fase segreta delle indagini, per adesso non ci sono novità», ha ribadito laconico il procuratore Aldo Giubilaro.

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