La manifestazione
Legambiente scrive ai parlamentari
Bottici, Paglini, Rigoni e Nardi sollecitati per varare una legge sui Beni estimati
CARRARA.
Legambiente Carrara scrive alle senatrici Laura Bottici e Sara Paglini e ai deputati Martina Nardi e Andrea Rigoni per chiedere loro di farsi parte attiva per la presentazione di una proposta di legge nazionale che riconduca i Beni estimati al patrimonio del Comune di Carrara.
Dopo la comunicazione con cui l'Antitrust lo scorso 30 gennaio ha individuato proprio nella messa a punto di una norma nazionale, il modo più efficace per risolvere definitivamente la questione, innescata dall’ormai celebre editto di Maria Teresa D’Este del 1751, Legambiente sollecita dunque l’intervento dei parlamentari apuani.
Per provare a convincerli, l’associazione, ha inviato loro anche la lettera che la Presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, ha inviato ai Presidenti delle Commissioni "Territorio, ambiente e beni ambientali" del Senato della Repubblica e "Ambiente, territorio e lavori pubblici" della Camera dei Deputati, relativa alla questione dei Beni estimati.
La missiva, inviata dalla presidente di Legambiente Carrara, Maria Paola Antonioli, ricorda che «alcune aziende hanno rivendicato in giudizio la proprietà privata dei beni estimati loro intestati. La nostra Associazione è fermamente convinta della natura di bene patrimoniale indisponibile del Comune anche dei beni estimati; tuttavia - ammettono gli ambientalisti - non si può escludere l'eventualità che l'esito della sentenza civile possa privare la collettività di Carrara di una parte consistente del proprio patrimonio».
Sì perchè secondo le stime di Piazza Due Giugno i Beni estimati ammontano a circa il 30% del totale delle cave anche se, soprattutto tra i banchi dell’opposizione, in molti sospettano che le imprese, attraverso i tanti ricorsi avviati in tribunale, stiano di tentando di “allargarsi” , rivendicando diritti anche su superfici inizialmente non contemplate nell’editto.
Il Comune, va detto, sta ultimando una ricognizione sulle cave, proprio per provare a stabilire i confini tra agri marmiferi e beni estimati, un lavoro non semplice soprattutto per la difficoltà a reperire atti vecchi di oltre 100 anni.
Legambiente chiede dunque una legge nazionale per «risolvere definitivamente la questione»: di qui l’appello ai quattro parlamentari apuani, chiamati a mobilitarsi su questa delicatissima vicenda.
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