Il Tirreno

L’inquilino è ai domiciliari e sfrattarlo è impossibile

L’inquilino è ai domiciliari e sfrattarlo è impossibile

Il proprietario di un appartamento a Marina racconta la sua disavventura: quel signore non paga l’affitto ma io non posso buttarlo fuori perché è agli arresti

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CARRARA. Il signor Gianpiero Latini pensava di avere fatto la cosa giusta. Per quell’appartamento in via Rinchiosa, un’eredità dell’anziana madre, aveva trovato un inquilino. Un cinquantassettenne di Catania, con il quale aveva stipulato un affitto regolare. Siamo nell’ottonre del 2013, le cose sembrano procedere tranquillamente, anche se il “locatario” ogni tanto ritarda il pagamento mensile dell’affitto.

Dall’agosto del 2015, però, smette del tutto di pagare le quote. Succede, si dice rassegnato Latini, che risiede a Lastra a Signa e che di quell’appartamento è comproprietario assieme alla madre e alla sorella. La famiglia Latini avvia le pratiche per lo sfratto e nel giugno del 2016 ottiene dal tribunale di Massa l’esecuzione dello sfratto. Ma quando l’ufficiale giudiziario si presenta in via Rinchiosa, ecco la sorpresa. Si scopre che l’inquilino è sottoposto a un provvedimento restrittivo della libertà, cioè alla misura degli arresti domiciliari, a totale insaputa dei proprietari dell'immobile, ovviamente. «Abbiamo poi saputo – racconta Latini – che il soggetto non può essere tradotto nelle patrie galere, come da norma, perché lo stesso sarebbe un collaboratore di giustizia e pertanto avente diritto a non meglio specificati diritti. Il nostro avvocato dopo diverse peripezie è riuscito ad avere un incontro col giudice dell'esecuzione del tribunale di Massa ma non ha ottenuto praticamente nulla. Il legale ci ha fatto capire chiaramente che i tempi per tornare in possesso dell’appartamento saranno lunghissimi».

«Naturalmente – racconta ancora – noi continuiamo a pagare le tasse sull'immobile, su un affitto mai percepito, spese condominiali, utenze e quant'altro». Becchi e bastonati, come si dice. Anzi, di più: anche beffati. Perchè, osserva il signor Gianpiero, il risultato di questa situazione è che «a tutt'oggi il mantenimento del detenuto non è a carico dello Stato ma di tre cittadini, cioè noi, del tutto incolpevoli, che ci sta causando dei danni economici non indifferenti, all'incirca 15mila euro considerando il fatto che l'affitto serviva al pagamento della badante di mia madre, una ultranovantenne totalmente non autosufficente. Mi chiedo – conclude con amarezza – se è questo il modo in cui lo Stato tiene in considerazione un cittadino onesto e se è così che salvaguarda i suoi beni». L’unica speranza è che la detenzione domiciliare dell’inquilino finisca presto.c.f.

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