Il Tirreno

I colleghi: impossibile che sia successo questo

I colleghi: impossibile che sia successo questo

In pattuglia qualcuno teme che le accuse possano essere vere: «Non è semplice il nostro lavoro»

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MASSA CARRARA. Sono i colleghi dei carabinieri indagati a cercare i giornalisti per sapere come stanno le cose, per capire se ci sono notizie positive per chi indossa la loro stessa divisa. Ma la fiducia è incondizionata: «Quattro caserme perquisite - dice un brigadiere - non si era mai visto. E non mi sembra che la Lunigiana abbia mai fatto parlare di sé per cose simili. Non posso credere che più di venti carabinieri si mettano a picchiare gli extracomunitari che fermano per i controlli». E aggiunge: «Per quanto riguarda la violenza alla prostituta è toccato anche a me rispondere ai miei superiori di una cosa simile, diceva che l’avevo palpeggiata. Non avevo fatto niente e sono riuscito a dimostrarlo. Non sono l’unico, abbiamo delle verifiche interne rigidissime e chi sbaglia paga. Ci allontanano dal servizio per settimane, mesi. Per questo mi sembra impossibile che una cosa del genere sia sfuggita».

Ma il brigadiere non è l’unico a essere scettico sull’indagine della procura di Massa Carrara. Altri carabinieri si schierano dalla parte dei colleghi: «Non è semplice stare sulla strada, le persone con cui abbiamo a che fare alcune volte ci danno filo da torcere. Andate a vedere quanti di noi vengono feriti a calci e pugni da chi vuole sfuggire a un arresto oppure a una perquisizione. Eppure il giorno dopo ci presentiamo ugualmente al lavoro, altro che cinque giorni di prognosi. Può essere successo che qualcuno è stato fermato energicamente, e chi ha sbagliato è giusto che paghi. Ma da qui a mettere in apprensione un’intera comunità che adesso non sa se fidarsi o meno di quelle divise ce ne passa».

Non è un coro unanime, però. C’è chi teme che quello che dicono gli inquirenti sia vero. Tipo chi è prossimo alla pensione: «Spero di no, ma la mano sul fuoco non ce la metto. Sono situazioni che scappano dal controllo e peggiorano con il passare del tempo. Certo che siano tutti coinvolti non ci credo, ma che qualcuno abbia disonorato la nostra divisa è possibile. Vediamo cosa ha in mano la procura, ma che si tratti di una bolla di sapone non posso crederci. Sarebbe un assurdità». Come gli altri anche quest’ultimo militare chiede di restare anonimo.

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