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Quattro le caserme coinvolte

Quattro le caserme coinvolte

Aulla, Pontremoli, Licciana e Albiano: qui per la procura avvenivano i soprusi dei carabinieri

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AULLA. Il primo episodio poco chiaro che la procura contesta ai carabinieri coinvolti nell’indagine sui presunti soprusi patiti da persone fermate e poi portate in caserma per essere picchiate risale alla fine del 2015. L’ultimo alla fine del 2016. Nell’arco di tempo di un anno - secondo l’accusa - i carabinieri delle caserme di Aulla, comandata dal maresciallo Andrea Tellini, Pontremoli, Licciana e Albiano Magra hanno pestato extracomunitari, violentato almeno una prostituta e fatto violenza privata su persone da identificare. Non solo: hanno falsificato i verbali degli interventi finiti nel mirino degli inquirenti. Insomma, un vero e proprio sistema Lunigiana. Anche se gli inquirenti non contestano l’associazione a delinquere e quindi ipotizzano episodi slegati tra di loro. In tutto gli indagati però sono più di venti.

La prima condotta scorretta ha visto protagonista un cittadino marocchino, fermato in un’operazione di controllo per prevenire lo spaccio degli stupefacenti. Non è dato sapere se l’uomo sia stato trovato con la droga, ma a quanto pare è stato portato in caserma - in una delle quattro - e identificato. Durante l’interrogatorio i militari avrebbero usato metodi forti per farlo collaborare, tanto che l’extracomunitario era finito al pronto soccorso. Il referto dei medici è di quelli normali che non destano sospetto alcuno: cinque giorni di prognosi. Contusioni. Secondo la procura invece le botte erano state ben più mirate. E le conseguenze peggiori. Quindi quello che dice il rapporto è un falso. Va precisato però che nel registro degli indagati non ci sono dottori e che oltre ai carabinieri sono solo due i civili sotto inchiesta.

I legali che difendono i tutori dell’ordine finiti nei guai in questi due giorni sono impazziti per capire cosa rischiano i loro assistiti. In questa fase le contestazioni non sono chiare e più che altro ci si sta concentrando sui sequestri preventivi: tablet, computer e altro materiale trovato nelle abitazioni degli indagati. L’idea, per ora però non è stato fatto alcun passo in proposito, è quella di chiedere al riesame la restituzione di ciò che è stato acquisito. Ma ovviamente se ne saprà di più la prossima settimana. L’Arma ovviamente non commenta; il comando provinciale, da cui dipendono le quattro caserme finite nel mirino della procura, ha la massima fiducia nel lavoro della magistratura. C’è comunque da continuare a presidiare il territorio lunigianese, nonostante gli uffici siano chiusi. Oltre agli eventuali ricorsi al riesame per ottenere il dissequestro di ciò che è stato acquisito, la prossima settimana chiarirà qualcosa di più su dove potrà andare a parare l’indagine.

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