Sicurezza
«Pochi gli episodi, pochi i coinvolti»
Il procuratore capo Aldo Giubilaro conferma le accuse «Ma misuriamo tutti le parole, non creiamo mostri»
CARRARA. «Per esigenze processuali abbiamo dovuto iscrivere nel registro degli indagati i nomi di tutti i carabinieri che lavorano nelle caserme coinvolte dalla nostra inchiesta, ma questo non vuol dire che siano tutti responsabili dei reati che stiamo cercando di accertare. E soprattutto non vuol dire che questi reati siano stati commessi. Si chiama indagine proprio per questo, noi stiamo indagando». A parlare è il procuratore capo Aldo Giubilaro, che insieme al sostituto Alessia Iacopini segue l’inchiesta (vedi pagina precedente) che la scorsa mattina ha sconvolto Aulla e tutta la Lunigiana. E che vede quattro caserme dell’Arma perquisite e decine di militari coinvolti.
Procuratore, venti carabinieri indagati è una notizia enorme...
«Proprio per questo non vorrei che assumesse una dimensione che poi col passare del tempo sarebbe difficile da ridimensionare. Insomma, non vogliamo creare dei mostri e soprattutto vogliamo rispettare l’Arma. I fatti se verranno accertati saranno circoscritti a pochi individui e se questi hanno sbagliato pagheranno, sia che indossino una divisa sia che non la indossino».
Beh il registro degli indagati è pieno di nomi, altro che pochi individui...
«Esigenza processuale, siamo dovuti entrare nelle caserme e abbiamo dovuto perquisire le auto di servizio. Non potevamo fare altrimenti per tutelare le persone che potrebbero essere coinvolte dalle nostre contestazioni. Insomma, il ruolo della magistratura non è quello di creare mostri ma di accertare la verità. È quello che stiamo tentando di fare anche in questo caso».
Quando è partita l’inchiesta?
«Diversi mesi fa, non è una storia recente».
Gli episodi sono tanti?
«Sono numerose le contestazioni, ma gli episodi sono pochi. E come ho già spiegato non sono attribuibili a tutti quelli che sono finiti nel registro degli indagati. Per questo sia io come magistrato che voi come giornalisti dovete misurare le parole. Questa vicenda non deve assumere dimensioni che rischierebbero di farla diventare ingovernabile e soprattutto non veritiera».
Come è nata l’inchiesta?
«Preferisco non rivelarlo perché è una cosa che è meglio che rimanga nel nostro ufficio. È nata in un modo che dobbiamo mantenere segreto».
Quali sono i reati contestati?
«Anche qui segreto istruttorio. Se rivelo i reati metto in guardia chi penso possa averli commessi. E siccome non ho letto i giornali non so dirle se quelli che avete citato sono quelli giusti. Insomma, stiamo lavorando».
Chi si sta occupando delle indagini?
«La sezione di polizia giudiziaria della nostra procura. Era normale che affidassimo a loro l’incarico e lo stanno svolgendo con la solita professionalità che tutti gli riconosciamo».
Era indispensabile fare le perquisizioni nelle caserme?
«La mia risposta non può che essere sì, non vogliamo spettacolarizzare niente. C’erano esigenze processuali da rispettare. Lo abbiamo fatto e non vedo perché non avremmo dovuto farlo. Però ci terrei a precisare una cosa...»
Prego...
«In questa vicenda non è coinvolta l’Arma dei carabinieri, ma soltanto degli individui. Noi abbiamo il massimo rispetto per l’istituzione. Ed è inutile che dica che ci stiamo muovendo con la solita accortezza che usiamo quando dobbiamo accertare dei reati. Il sostituto procuratore Iacopini è giovane ma molto preparata. Non farebbe mai passi azzardati».
Qualcuno ha detto il contrario?
«No».
Danilo D’Anna
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