Il Tirreno

Narciso Buffoni lascia il Pd Nomenklatura con Orlando

Narciso Buffoni lascia il Pd Nomenklatura con Orlando

Esponenti ex Ppi con la sinistra; ex di Sel con Renzi: i paradossi del partito Pronti a uscire anche Renzo Andreani (circolo Mirteto) e iscritti all’Anpi

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MASSA. Narciso Buffoni rompe gli indugi, rompe con il «Pdr, partito di Renzi» (così si esprime), ed esce dal gruppo. Dal Pd, cioè. Per schierarsi con gli “scissionisti”, per una costituente di un nuovo centrosinistra. È questo il primo e per ora più rumoroso effetto della frantumazione del Partito democratico a livello locale. Praticamentee fuori dal partito sono anche Renzo Andreani, segretario del circolo Dem di Mirteto-Ortola, esponenti della sinistra sindacale, esponenti dell’Anpi. Ma altri rimangono alla finestra, per capire che tempo che fa nel cielo del centrosinistra. Il sindaco Alessandro Volpi, ad esempio: considerato vicino a Enrico Rossi , ma non intenzionato, per ora, a lasciare i Dem. O come Andrea Rigoni, parlamentare ex Margherita, che da alcuni viene dato schierato con Orlando, ma che non pare avere preso una posizione netta.

Ex sindaco (per due volte) di Montignoso, ex presidente delal Provincia, ma anche segretario provinciale del Pd, 35 anni in politica, Narciso Buffoni è un padre nobile della sinistra apuana e la sua scelta di campo è destinata a pesare. Ieri Buffoni insieme ad Andreani, Carlo Paolini, di Sinistra Italiana, al giovane Fabio Roncaglia (anch’egli di Si), a Renato Ferri, segretario uscente di Sel e ora in Si, ha presentato “Per la costituente di un nuovo centrosinistra”, iniziativa che si terrà a Carrara lunedì prossimo e vedrà la partecipazioe di Massimo D’Alema. Quell’appuntamento sarà – così dicono i promotori – il trampolino di lancio del nuovo movimento che guarda a Bersani, a D’Alema, a Giuliano Pisapia.

«È giunto il momento di fare nascere un nuovo centrosinistra fuori dal Pdr. È tempo di scelte radicali, nella direzione in cui stanno andando, del resto, le forze progressiste e di sinistra europee, in Francia come in Germania. Noi vogliamo diminuire le disuguaglianze spaventose della nostra società, garantire i non garantiti, fare riforme vere a favore di chi meno ha, a cominciare dalla riforma del credito», detta la linea Buffoni. «Impossibile farlo dentro il partito di Renzi», aggiunge.

«Vogliamo costruire una forza di governo, o in grado di influenzare fortemente le scelte di governo, anche a livello locale. Pronti a dialogare con chi resta nei Dem ma appoggia Emiliano od Orlando», dice Carlo Paolini. E per questo il nascente movimento sostiene ancora la candidatura di Andrea Vannucci alle amministrative di Carrara. Un ex democristiano”? «Sì, ma uno che ha sempre avuto posizioni critiche verso il partito di Renzi», risponde Paolini.

Poi, ci sono quelli che nel partito di Renzi ci restano. Ma con posizioni di aperta contestazione all’ex premier. E in questo gruppo c’è un bel pezzo di nomenklatura del Pd apuano. Gianni Lorenzetti, sindaco di Montignoso e presidente della Provincia, Loris Rossetti, ex consgiliere regionale, Cesare Leri, segretario provinciale, l’altro giorno si sono fatti fotografare assiemead Andrea Orlando, il ministro spezzino che contenderà la segreteria a Renzi competitor. Una scelta di campo netta e tuttavia annunciata. Con Renzi resta comunque una parte significativa del partito massese: quella che fa capo alla depuatata Martina Nardi e al consigliere regionale Giacomo Bugliani e trova in Stefano Alberti e Dina Dell’Ertole i suoi “supporti” ha in consiglio comunale. Ecco: il congresso imminente sarà, qui in provincia come a livello nazionale, l’ultima conta fra le due anime del partito.

Ma c’è, in questa spaccatura, un paradosso. Stanno con Orlando, che rappresenta diciamo l’ala sinistra del partito(almeno quella che non è uscita), dirigenti come Leri e Rossetti che provengono dalla componente centrista del Pd, cioè dall’area Margherita-popolari. Viceversa, sostengono Renzi personaggi come la Nardi, che viene da Rifondazione comunista e Sel. Non facile da capire, non di immediata comprensione. Ma la politica è anche questo.

Claudio Figaia

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