Il dolore
Marcognano, è guerra per il banco dei fiori
Claudia Bienaimè torna a sollevare dubbi sulla legittimità dell’attività L’assessore Bernardi, figlio della titolare, garantisce che è tutto in regola
CARRARA. Torna al centro del dibattito politico la vicenda della licenza per la vendita di fiori negli spazi del cimitero di Marcognano. Si tratta di una polemica vecchia di anni, che era stata riaccesa lo scorso novembre dal fuoco incrociato di “querele” tra Rosa Cambria, esponente di Assemblea Permanente e Massimiliano Bernardi, assessore all’Ambiente e figlio di Videlma Diamanti, titolare della licenza. A riportare il caso all’attenzione dell’assise, nel corso della seduta di lunedì sera, è stata Claudia Bienaimè di Carrara Bene Comune che già a fine novembre, pochi giorni dopo il diverbio tra Bernardi e la signora Cambria, aveva presentato due interrogazioni per chiedere se l’attività della signora Diamanti fosse legittima, ovvero provvista di licenza e autorizzata a esercitare all’interno del perimetro cimiteriale. Una prima risposta, parziale alla consigliera di opposizione era arrivata a fine anno quando l’amministrazione aveva chiarito che la signora Diamanti era stata autorizzata a vendere fiori dentro il Campo Santo di Marcognano con un’ordinanza del sindaco Lucio Segnanini, emanata nel 2000. Quella che mancava, dunque, era una risposta in merito alla regolarità della licenza per l’attività in questione. La replica dell’amministrazione su questo punto è arrivata dunque lunedì sera, per bocca del sindaco Angelo Zubbani che ha precisato che la signora Diamanti era in possesso di una licenza, scaduta però nel 2013 e non rinnovata per via degli obblighi imposti dalla direttiva Bolkestein che, esattamente come per le cave o gli stabilimenti balneari, prevede l’obbligo di gara anche per l’autorizzazione a esercitare questo genere di attività. «Segnalerò il caso al presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone. Qui si parla della madre di un esponente della giunta che lavora senza concessione» ha polemizzato la Bienaimè, affatto convinta dalla giustificazione legata alla direttiva europea. «Iniziamo col dire che mia madre ha acquistato in modo legittimo quella licenza nel 1984 quando io avevo 12 anni e sicuramente non ero in politica» ha risposto a distanza l’assessore Bernardi, garantendo che l’attività è regolarmente autorizzata. «Non ci sono norme che vietano la vendita di fiori all'interno dei cimiteri, anzi va detto che è considerata area cimiteriale anche la fascia che va dai 100 ai 200 metri all’esterno del perimetro del campo santo. Dunque anche i rivenditori di Turgliano rientrano al suo interno» ha proseguito l’esponente della giunta. Quanto alla licenza scaduta, Bernardi conferma che sua madre ne ha già chiesto il rinnovo, rinviato - come spiegato in consiglio comunale - a causa della Bolkestein. Ma come mai una sola licenza per un intero cimitero? «Quel posto è un mortorio, mal servito dai mezzi e con poca affluenza» replica Bernardi, certo che anche in caso di bando nessuno farebbe a gara per una postazione così poco conveniente dal punto di vista commerciale.
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