Il Tirreno

«L’ambulanza mi ha abbandonato per ore»

Una signora denuncia: «Ero al pronto soccorso e non potevo tornare, ho aspettato fino a notte»

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FIVIZZANO. «A proposito di ospedali e nella fattispecie dell’ospedalino di Fivizzano. E’ venuta da noi una signora a raccontarci le sue peripezie con tale nosocomio»: a scriverlo è il Comitato Vivere Soliera.

E aggiunge: «La signora ci racconta d’aver avuto bisogno per qualche tempo di ricorrere al Pronto Soccorso per malesseri vari abbinati a malattie croniche, ebbene, ci racconta in lacrime la signora «al pronto soccorso un’infermiera non trovava la vena nel mio braccio, m’infilò con violenza l’ago nel mezzo dell’avambraccio, il braccio diventò tutto nero e ci volle più di un mese perché ritornasse normale, purtroppo stavo così male che non potei chiedere il nome di tale infermiera».

Abbiamo chiesto alla signora perché fosse venuta da noi e che cosa potevamo fare, se non solidarizzare con lei. La risposta: «Leggo sul Tirreno che voi denunciate tante malefatte e ho pensato che potreste raccontare quanto ho dovuto sopportare». Poi la signora è andata avanti nei suoi racconti, ma vogliamo farla breve e arrivare all’ultimo episodio, che non riguarda solo la signora in questione, ma la gestione della sanità in termini economici.

Abbastanza di recente la signora i ha avuto ancora bisogno del Pronto Soccorso, si è fatta portare da un conoscente per non disturbare il 118, esami del caso. Alle 23, calmatosi l’episodio, era pronta per tornare a casa, ma era appiedata e senza parenti da poter chiamare, il conoscente aveva altri impegni e la signora chiede di essere riportata a casa da un’ambulanza, le rispondono che avrebbero provveduto loro.

La signora aspetta e aspetta, la lancetta dell’orologio si sposta sull’una e mezzo di notte, il pronto soccorso deserto e lei molto provata, come può esserlo una persona di 80 anni, chiede a un uomo al computer, costui risponde «non ha qualcuno che possa venirla a prendere?»; «se l’avessi avuto, non avrei chiesto un’ambulanza». Infine si apre il portellone e compare l’ambulanza che scarica una barella con dentro una persona. Dopo tutte le procedure la signora viene issata sull’ambulanza, una volta seduta chiede da dove venisse la stessa. «Da Casola di Lunigiana» le è stato risposto «Ma come, qui c’è pieno di ambulanze ferme», si meraviglia la signora. «Chiamano sempre noi, poi questa volta, a metà strada ci hanno fatto fare retromarcia per andare a San Terenzo a prendere la persona che abbiamo portato».

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