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Ex Rumianca, bonifica lontana Spuntano nuove foto di veleni
Sentenze e verbali hanno dichiarato che in quell’area si lavoravano sostanze tossiche inquinanti In due immagini, contenitori sospetti all’esterno e all’interno della fabbrica senza protezioni
CARRARA. Lo scorso 27 dicembre abbiamo riferito della sentenza n. 3259/2016, con cui la Corte di Cassazione decideva di cassare parzialmente il verdetto di appello che assolveva l'Enichem (diventata nel frattempo Syndial Spa) dalle responsabilità per l'inquinamento dell'area ex Rumianca, fabbrica che produceva diserbanti, insetticidi ed elementi chimici di base, e dall'obbligo di effettuarne a sue spese la bonifica.
In questo sito è in corso da tempo una difficile bonifica. Che dura da decenni. A quasi 33 anni dalla chiusura dello stabilimento le operazioni per la decontaminazione dell'ex Rumianca appaiono ancora molto lontane dal vedere la fine. L'inquinamento di suolo e falda deriva dalle molteplici attività industriali svolte all'epoca in cui era aperta la fabbrica chimica: riguardavano la produzione di veleni quali acido formico, arsenico metallico, anidride arseniosa, arseniato di piombo, anticrittogammici a base di rame, terre decoloranti, prodotti dell'elettrolisi del cloruro di sodio, fitofarmaci e diserbanti con diossine. La contaminazione di questi 170.000 metri quadrati di terreno risulta ancora oggi di una gravità tale che esso, insieme ai siti ex Farmoplant ed ex Sabed/Bario a Massa e a quello ex Ferroleghe a Carrara, è rimasto sotto la competenza del ministero dell'Ambiente, mentre il resto del Sin apuano, dal 29 ottobre 2013, è passato sotto il controllo della Regione.
La sentenza della Cassazione. Gli ermellini, nelle 34 pagine della sentenza, non si limitano a ripercorrere le circostanze che portarono alla chiusura dello stabilimento avenzino (avvenuta a seguito di un incidente verificatosi il 12 marzo 1984, con un incendio che provocò fuoriuscita di diossina e conseguenze a carico di due dipendenti), ma ricordano anche l'elevata tossicità delle lavorazioni e la considerevole quantità di rifiuti inquinanti prodotti da esso, rievocando anche altri due incidenti successivi, assai meno noti, avvenuti all'ex Rumianca nello stesso giorno, il 25 ottobre 1988, che causarono "fuoriuscita di arsenico" e "di acido solforico da un serbatoio di stoccaggio, riversatosi nel terreno circostante". "Nel marzo 1984 -scrivono i giudici romani- fu sottoposto a sequestro penale l'impianto di produzione industriale del diserbante "Effe Esse", sito in Avenza e di proprietà della Anic, venendo altresì disposta, dal Pretore di Carrara, perizia, a seguito della quale si accertava: che detto diserbante conteneva sostanze altamente tossiche, rinvenute anche in zone adiacenti allo stabilimento, ove erano state accumulate circa 500 tonnellate di prodotti tossici liquidi e solidi" e "che in un rifugio antiaereo ubicato all'interno dello stabilimento erano stati depositati rifiuti presumibilmente contenenti arsenico".
«Contenitori deteriorati». I magistrati ricordano anche "che all'interno e all'esterno dello stabilimento, erano stati rinvenuti contenitori che, per il loro progressivo deterioramento," consentivano lo sversamento nel terreno delle sostanze tossiche contenute al loro interno. Per affrontare questi problemi le istituzioni decisero di costituire un Comitato tecnico operativo per la messa in sicurezza delle sostanze tossiche e nocive nell'ex Rumianca. Questo organismo si sciolse il 17 aprile 1992, riconoscendo di non aver concluso niente; si legge nel suo verbale conclusivo: "La situazione in questo stabilimento non è cambiata di una virgola in questi 4 anni. Si è speso denaro pubblico senza ottenere alcun risultato. Anzi, andando a scavare nei cumuli si potrebbe aver peggiorato la situazione".
Nuove foto degli Anni 90. La conferma che il sito, anche diversi anni dopo la chiusura dello stabilimento, non fosse stato messo subito in sicurezza arriva dalle foto che pubblichiamo in questa pagina, risalenti ai primi anni '90. La prima di esse mostra un rimorchio carico di fusti contenenti sostanze tossiche, stazionato davanti all'ingresso dell'ex fabbrica chimica. Non si capisce se si trattava di bidoni riempiti con materiale inquinante all'interno della Rumianca oppure se i fusti, provenienti da fuori, si trovavano lì in attesa di essere scaricati all'interno della fabbrica chiusa, già piena di veleni residui delle passate lavorazioni. In un'altra immagine è visibile un gruppo di cisterne abbandonate all'interno dell'ex Rumianca e contenenti pentacloruro di benzene, un veleno tra i più micidiali. Queste cisterne, come si può notare dalla foto, non erano alloggiate in sicurezza, all'interno di vasche di contenimento, ma appoggiate direttamente sul terreno, in situazione di potenziale pericolo. Da esse fuoriuscivano anche delle piccole perdite di liquido, che si riversavano al suolo.
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