Il Tirreno

Buco Asl, i 60 milioni entrano in tribunale Deloitte nel mirino

Buco Asl, i 60 milioni entrano in tribunale Deloitte nel mirino

La testimonianza di una impiegata della società di revisione «Serviva una lettera della Regione, ma non arrivava mai»

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Il processo per il buco dell’Asl apuana ieri è entrato nel vivo. E si è parlato del credito fantasma che ha confuso i revisori dei conti della Deloitte che hanno certificato i conti dell’azienda. Tra i testimoni un’ex impiegata della società che ha avuto in mano i conti presentati dall’ente. Stelal Liberato è stata incalzata dal pm Albero Dello Iacono per un carteggio avuto con la dirigente Marisa Vernazza: tutto ruotava attorno a quei 60 milioni che l’Asl aveva messo a bilancio perché sosteneva di doverli riscuotere dalla Regione Toscana. «L’azienda sanitaria aveva chioesto la certificazione in maniera volontaria - ha detto la teste -, ma mancavano dei documenti. Proprio per questo abbiamo impiegato diversi mesi per completare il nostro lavoro». Il sostituto procuratore però ha contestato le email inviate alla Vernazza: «Perché se avevate bisogno di conferme su quei sessanta milioni le chiuedevate a chi stavate controllando?». Domanda che ha fatto anche l’avvocato dell’imputato, l’unico, del processo: Ermanno Giannetti. E la Liberato ha spiegato che alla Vernazza non era stata inviata alcuna richiesta. «Al massimo le dicevamo perché stavamo mettendo più tempo del previsto a certificare il bilancio». Serviva una lettera da Firenze, arrivata ma non in originale.

La prossima udienza si terrà itra due settimane, quando verrà sentito l’imputato. Giannetti è stato condannato con rito abbreviato dal gup del tribunale di Massa Carrara a a 5 anni e 6 mesi per peculato. Per essersi messo in tasca, negli anni, in sostanza, 1.500.000 euro sottratti dalle casse dell'Asl attraverso falsi mandati di pagamento e assegni fittizi che faceva incassare da amici e prestanome. Ma si è sempre detto estraneo alla "creazione" dell'ammanco milionario nei bilanci della sanità apuana. Tesi che ha sostenuto anche davanti al gup Antonia Aracri: «Ho seguito la parte dei bilanci fino al 2006, poi ho assunto l'incarico di direttore amministrativo e non mi sono più occupato della cosa». Una difesa che non gli è servita ad evitare il rinvio a giudizio e il processo iniziato nel gennaio del 2015. Nel quale deve rispondere di falso in bilancio per gli esercizi che vanno dal 2004 al 2007 (4 i capi di imputazione). La stessa accusa che veniva contestata agli ex dg Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi, che sono stati entrambi prosciolti. Tra i testimoni della difesa è stato inserito anche il nome del governatore Rossi. La posizione del presidente, però, è in attesa della decisione del gip sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore