Toscana
Buco Asl, i 60 milioni entrano in tribunale Deloitte nel mirino
La testimonianza di una impiegata della società di revisione «Serviva una lettera della Regione, ma non arrivava mai»
CARRARA. Il processo per il buco dell’Asl apuana ieri è entrato nel vivo. E si è parlato del credito fantasma che ha confuso i revisori dei conti della Deloitte che hanno certificato i conti dell’azienda. Tra i testimoni un’ex impiegata della società che ha avuto in mano i conti presentati dall’ente. Stelal Liberato è stata incalzata dal pm Albero Dello Iacono per un carteggio avuto con la dirigente Marisa Vernazza: tutto ruotava attorno a quei 60 milioni che l’Asl aveva messo a bilancio perché sosteneva di doverli riscuotere dalla Regione Toscana. «L’azienda sanitaria aveva chioesto la certificazione in maniera volontaria - ha detto la teste -, ma mancavano dei documenti. Proprio per questo abbiamo impiegato diversi mesi per completare il nostro lavoro». Il sostituto procuratore però ha contestato le email inviate alla Vernazza: «Perché se avevate bisogno di conferme su quei sessanta milioni le chiuedevate a chi stavate controllando?». Domanda che ha fatto anche l’avvocato dell’imputato, l’unico, del processo: Ermanno Giannetti. E la Liberato ha spiegato che alla Vernazza non era stata inviata alcuna richiesta. «Al massimo le dicevamo perché stavamo mettendo più tempo del previsto a certificare il bilancio». Serviva una lettera da Firenze, arrivata ma non in originale.
La prossima udienza si terrà itra due settimane, quando verrà sentito l’imputato. Giannetti è stato condannato con rito abbreviato dal gup del tribunale di Massa Carrara a a 5 anni e 6 mesi per peculato. Per essersi messo in tasca, negli anni, in sostanza, 1.500.000 euro sottratti dalle casse dell'Asl attraverso falsi mandati di pagamento e assegni fittizi che faceva incassare da amici e prestanome. Ma si è sempre detto estraneo alla "creazione" dell'ammanco milionario nei bilanci della sanità apuana. Tesi che ha sostenuto anche davanti al gup Antonia Aracri: «Ho seguito la parte dei bilanci fino al 2006, poi ho assunto l'incarico di direttore amministrativo e non mi sono più occupato della cosa». Una difesa che non gli è servita ad evitare il rinvio a giudizio e il processo iniziato nel gennaio del 2015. Nel quale deve rispondere di falso in bilancio per gli esercizi che vanno dal 2004 al 2007 (4 i capi di imputazione). La stessa accusa che veniva contestata agli ex dg Antonio Delvino e Alessandro Scarafuggi, che sono stati entrambi prosciolti. Tra i testimoni della difesa è stato inserito anche il nome del governatore Rossi. La posizione del presidente, però, è in attesa della decisione del gip sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura.
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