Toscana
La lettera dal carcere del killer di Taibi
In esclusiva la missiva vergata a mano dall’ex postino con cui chiede perdono alla famiglia del carabiniere ucciso
CARRARA. Una lettera scritta a mano, in uno stampatello stentato. Una ventina di righe con cui Roberto Vignozzi, l’ex postino di 72 anni che il 27 gennaio di un anno fa ha ucciso il maresciallo del carabinieri quarantasettenne Antonio Taibi, chiede perdono. Perdono alla famiglia del carabiniere che lui ha freddato sparandogli in pieno petto, nell’androne del palazzo in cui viveva, in via Monterosso a Carrara.
La lettera del killer. La lettera è agli atti del processo, con giudizio immediato, che si sta celebrando in tribunale a Massa (la prossima udienza è fissata per metà febbraio). Roberto Vignozzi l’ha consegnata al suo avvocato, Enrico Di Martino, nel maggio scorso ma non è mai stata consegnata alla famiglia del carabiniere. L’ex postino ha preso da solo la decisione di mettere nero su bianco il ricordo, frammentario, dell’accaduto. E di chiedere perdono in quella lettera che rivela un uomo confuso e provato, lo stesso che si è visto sfilare nelle prime udienze davanti alla Corte di Assise.
Il testo integrale. «Alla famiglia Taibi. Scrivo queste poche righe dopo aver riflettuto, pensato, sognato nei miei incubi peggiori».
«Non riesco davvero a capire come possa essere successo questo triste fatto che mi rendo conto ogni giorno di più ha provocato un lutto tremendo per la vostra famiglia e di conseguenza, una tragedia nella mia mente e nella mia anima. Non volevo fare del male e non è mai stata mia intenzione e maledico il momento in cui quella mattina ho messo in tasca la pistola».
«Nonostante le notti passino di continuo ed insonni i miei ricordi sono ancora avvolti nella nebbia. So solamente che ho fatto del male a tutti voi. E che nessun mio sforzo potrà mai restituirvi il vostro caro congiunto. Vi chiedo perdono. Ora e sempre. Vignozzi Roberto».
Un italiano a tratti impreciso, frasi semplici e corte. E una dichiarazione forte, destinata a far discutere: «Non volevo fare del mare e maledico il momento in cui quella mattina ho messo in tasca la pistola».
Vignozzi rivela di avere i ricordi dell’omicidio “avvolti nella nebbia”. A questo punto, essendo passati alcuni mesi dalla lettera, potrebbe decidere di rendere le sue dichiarazioni davanti ai giudici, circostanza sulla quale fino all’ultima udienza l’avvocato Di Martino non si è mai sbilanciato.
Il processo. Roberto Vignozzi è davanti alla corte d’assise l’unico imputato alla sbarra con l’accusa di omicidio volontario. Per aver sparato e ucciso il maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi. Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono ha chiesto (e ha ottenuto) l’immediato al gip Antonia Aracri.
La procura ha ritenuto sufficienti le prove raccolte durante le indagini e la confessione dell’omicida che si era consegnato da solo - subito dopo il delitto - in tribunale a Massa.
L’omicidio. Il delitto Taibi è avvenuto il 27 gennaio dello scorso anno.
Poco prima delle sette del mattino Vignozzi si è recato a casa di Antonio Taibi, li ha suonato al citofono per darlo scendere e poi gli ha sparato in pieno petto. Una vendetta, così aveva poi dichiarato, nei confronti del militare che aveva indagato sui suoi figli e che, proprio il giorno precedente il delitto erano stati condannati (Riccardo, lo ricordiamo, a seguito di un altro procedimento giudiziario si trova tuttora in carcere a Solicciano, dove divide la cella con il padre).
Una scuola per il maresciallo eroe. In occasione della cerimonia solenne e della messa a suffragio per Antonio Taibi, il sindaco Angelo Zubbani ha annunciato la volontà di intitolare una scuola materna al maresciallo ucciso. «Dovremo fare una valutazione, ci sono vari plessi candidati a portare il nome di Taibi - afferma il sindaco - dovremo fare una valutazione con gli organi delle scuole e la famiglia del carabiniere».
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