Il Tirreno

La famiglia Cima: i signori del Candia dei Colli Apuani

di Aldo Antola
La famiglia Cima: i signori del Candia dei Colli Apuani

Sono stati i primi a esportare la Doc locale in tutto il mondo. Oggi hanno 22 ettari di vigne

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MASSA. Ventidue ettari ( 220.00 metri quadrati) di collina coltivata a prezioso liquido dorato e rosso rubino per circa 200.000 bottiglie di produzione del nettare Candia dei Colli Apuani, che vanno ad imbandire tavole importanti sia in Italia che nel resto del mondo. Questo l'impero creato dalla dinastia dei Cima dagli anni Sessanta ad oggi. Un’avventura che ha portato l’azienda Cima a una posizione di spicco nel panorama enologico nazionale. Una avventura dove ci sono tanto coraggio, tanta passione, molta intuizione e poi tanto lavoro.

A imprimere la svolta decisiva che ha portato al livello attuale l'azienda Candia dei Colli Apuani d.o.c sono stati Giovanni Cima ( classe 1944) molto ben sostenuto dalla moglie Graziella Lippi e a seguire il figlio e attuale responsabile Aurelio (48 anni). Ma la spinta iniziale è partita dai bisnonni di Aurelio, Giovanni Lorieri e Aurelio Cima, che erano i fattori delle tenute agricole delle antiche famiglie massesi dei Pellerano e dei Cecchieri, da qui la passione per vini e vigneti. «Due persone eccezionali - ci dicono Giovanni e Aurelio Cima jr. mentre nella cantinetta per le “ merende” giù al piano ci raccontano la storia - che sono sempre stati nell'ambiente. La storia di Giovanni Lorieri ( 1903- 1972) poi è incredibile. Era stato deportato in Germania – ora parla Giovanni – ed i miei avevano perso le speranze di rivederlo, nessuna notizia e quelle che filtravano erano orrende, quindi alla mia nascita mi chiamarono come lui. Poi all'improvviso a conflitto terminato lo videro arrivare a casa, irriconoscibile, pesava trenta chili e pensare che era alto uno e novanta! »

Da Aurelio Cima nacque Luigi che iniziò a curare veramente la vendita e le prime produzioni con un piccolo vigneto e poi la svolta con il Giovanni che ci sta raccontando la storia. Giovanni però inizialmente aveva carezzato l'idea, come molti in quel periodo ( anni sessanta), della fabbrica, idea abbandonata dopo pochi mesi per virare decisamente verso vini e vigneti. Poi, è storia recente, con Aurelio che ha modernizzato tutto conquistando i mercati italiani ed internazionali e la sorella Giovanna col marito Maurizio Lazzarotti hanno abbinanto l'enologia alla gastronomia col “Ristorante Cima” piazzato proprio in collina, circondato da vigneti e con una vista mozzafiato. Uno spettacolo. Adesso stanno scaldando i motori le ultime generazioni ( quinta e sesta) con il figlio di Aurelio, Gianluigi, hobby calcio, portiere nella Massese e studi di farmacia, poi le figlie di Giovanna e Maurizio con Angelica (24 anni prossima laurea in Filosofia), il marito Marco Bertelloni e Chiara pure universitaria. L'ultimissimo e più coccolato è Ryan, cinque anni figlio di Angelica. Insomma tutti in azienda e futuro aperto.

«Abbiamo cominciato fra gli anni 50 e 60 il vero commercio ed imbottigliamento – è Aurelio che parla e dirige mentre il padre Giovanni e la madre Graziella ci ascoltano e qualche volta intervengono – e la grande passione unita ai risultati che vedevamo ci spingevano sempre a far meglio. Dagli anni settanta abbiamo cominciato ad acquistare sempre più vigneti, poi aggiornamenti, studi, nuove tecnologie, l'acquisizione della Denominazione di origine controllata, insomma siamo stati i primi di Massa ad esportare il marchio Candia nel mondo. Ora spediamo dagli Stati Uniti all'Asia. Nello stesso tempo mia sorella Giovanna e Maurizio hanno pensato a valorizzare e rivisitare la tradizionale cucina massese. Il ristorante, in mezzo ai vigneti e con i prodotti che offriamo, è diventato punto fisso della ristorazione massese e della costa».

Aurelio poi ci spiega anche tante altre cose, come la ricerca della qualità ed il modo di produrre e stoccare i vini, con diverse etichette. «Siamo molto attenti alla qualità, abbiamo agronomi ed enologi che ci seguono, vogliamo sempre il massimo. Per la produzione, che comincia con le vendemmie, ci affidiamo a cooperative toscane e locali esperte e di studenti – continua Aurelio – poi seguiamo tutta la trasformazione dalle cisterne, che sono sotto la casa e al ristorante, fino all'imbottigliamento. In parallelo ci occupiamo delle vigne subito, dalla potatura alla legatura al controllo. Come potete ben osservare è tutto visibile da qui: i vigneti tutto intorno, il ristorante, le cantine».

E mentre Aurelio dice questo notiamo un bel sorriso di soddisfazione in Giovanni. «Insomma abbiamo dei collaboratori nel periodo di fuoco ma poi seguiamo tutto in famiglia, anche con l'aiuto dei figli, scuola permettendo». E veramente guardando le bottiglie, l'eleganza delle etichette, dei colori del vino, delle qualità (Cima Vermentino Chiave di Volta bianco e rosso, San Lorenzo Bianco, Vigneto Alto Rosso) ci rendiamo conto della cura di ogni dettaglio. E la denominazione Doc? «Curato anche quest'aspetto – chiarisce Aurelio – perchè dopo l'ottenimento del marchio con Andrea della Tommasina ed Ennio Fialdini (ex sindaco di Massa) fondammo un consorzio aperto a tutti i produttori della zona (1982)». Ad Aurelio poi facciamo sapere che siamo a conoscenza della sua presidenza nel Gc Romagnano ciclismo. « Una bella e antica passione – dice in chiusura, mostrandoci i numerosi trofei e coppe esposti in bacheca – con delle vittorie strepitose. Nella scorsa stagione nella categoria Juniores abbiamo battuto tutti in Italia con atleti fantastici come Savini e Nesi, che poi andarono ai mondiali negli Usa, ma tutta la squadra era forte. Anche quest'anno abbiamo una squadra fortissima, cominceremo a febbraio da gare internazionali in Francia».

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