Gioco
«Così mi hanno portato via l’azienda più forte d’Italia»
Alberto Ricciardi, titolare della Fermet, ha visto la sua azienda fallire nel 2012 Le indagini della procura e la decisione di rivolgersi al capo dello Stato
CARRARA. Un colosso della lavorazione del ferro, l’azienda numero uno in Italia, che attraversa un periodo difficile. La decisione di procedere a una procedura di concordato preventivo, per riuscire a dare soddisfazione ai creditori e ripartire. E invece la strada che d’improvviso deraglia, con l’azienda che fallisce nonostante i fatturati in crescita da tre anni. E 70 lavoratori che perdono il lavoro, con le immaginabili ricadute sulle vite e sul territorio.
La storia industriale della Fermet, l’azienda di Alberto Ricciardi che recupera i rottami ferrosi per venderli alle acciaierie di tutta Italia finisce nel 2012. Da lì in poi parte la sua storia giudiziaria, cui si aggiunge adesso una nuova puntata. Ricciardi ha infatti deciso di presentare un’istanza al presidente della Repubblica e al tribunale di Massa per ottenere la sospensione del concordato. C’è da difendere l’area della ex Italcementi sulla via Aurelia che porta a Carrara, oltre 100mila metri quadrati che l’imprenditore dichiara di voler difendere a ogni costo. Per farsi un’idea, in uno spazio del genere potrebbero andarci dieci campi da calcio.
«C’è stato un killeraggio della mia azienda sapientemente organizzato – dice Ricciardi – mandando a gambe all’aria l’impresa più forte. Bisognerebbe guardare più in là, vedere chi si è arricchito con questa operazione, chi ne trarrà vantaggio. Io lotterò fino alla morte».
L’area Italcementi infatti fu acquistata nel 2009 al prezzo di 5,5 milioni e quasi altrettanti furono spesi per rinnovarla. L’area adesso è stata acquistata, nella procedura del concordato liquidatorio della ditta S.Gi (ex Fermet) dagli imprenditori del marmo Alberto e Bernarda Franchi e Mario e Andrea Rossi. Oggi fa una certa impressione vedere questo colosso che era sul punto di spiccare il volo marcire nell’indolenza. Le macchine sono ferme, l’area dove c’era la grande cesoia tristemente vuota.
Nell’istanza presentata Ricciardi ripercorre la storia dell’azienda, presenta i dati sui fatturati degli ultimi anni e arriva a delle conclusioni.
Si legge nel documento che «la Fermet, nel 2012, si pone in una condizione di avere un crescente debito verso banche e fornitori che tuttavia vede un notevole aumento dei crediti verso i clienti». Nel 2012 i consulenti di Ricciardi lo convincono che, vista la situazione, è il caso di procedere al concordato. C’è un debito di 5 milioni. Nel documento presentato da Ricciardi si legge però che «proprio mentre la Fermet Srl ha un patrimonio il cui valore raggiunge il massimo storico, termina la propria attività con relativo depauperamento di tutti i beni in essa contenuti pari ad un valore di 17 milioni di euro a fronte di una momentanea carenza di liquidità di 5 milioni».
Carenza che potrebbe essere superata accordandosi con le banche per un rientro dilazionato nel tempo e facendo fronte a parte delle spese con le merci presenti in magazzino. Il tutto, come mostrano i dati, in grado di coprire quasi completamente l’esposizione. Invece l’azienda muore.
Oggi, con la prospettiva del ritorno all’originaria destinazione industriale, i terreni dell’ex Italcementi dovrebbero decuplicare il loro valore. Da 10 a 100 euro a metro quadro. Da lì spera di ripartire Ricciardi nel caso la sua istanza venga accolto. Sarà una partita lunga.
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