Il Tirreno

La Provincia deve pagare i depositi auto

di Libero Red Dolce
La Provincia deve pagare i depositi auto

Contenzioso aperto con la ditta per i veicoli rimossi e custoditi. La municipale: «Nel 2011 fatti controlli sulle rottamazioni»

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MASSA. Su quel deposito giudiziario abbandonato ritagliato tra il torrente Canalmagro e il mercato ortofrutticolo de Le Jare non grava soltanto il rischio inquinamento dovuto alle carcasse delle auto abbandonate, ma pende anche un contenzioso che la ditta che lo gestiva ha avviato contro la Provincia.

La decisione di assegnare quello spazio per il deposito dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo risale a molti anni fa, probabilmente per decisione della Prefettura. In pratica venivano portati lì i mezzi abbandonati e raccolti sulle strade provinciali e comunali, quelli magari senza assicurazione o lasciati a marcire sul ciglio delle strade o in aree abbandonate. La ditta incaricata li recuperava e aveva disposizione di trattenerli dentro il deposito. E nel corso degli anni di mezzi se ne sono accumulati parecchi, si stima oltre il centinaio, con il risultato che ovviamente qualcuno avrebbe dovuto pagare per quelle spese di deposito.

«Il contenzioso con la provincia nasce molto tempo fa – spiega il presidente Gianni Lorenzetti, da qualche mese eletto alla guida di Palazzo Ducale – perché le automobili o gli altri mezzi venivano spostati dalle strade di competenza nostra e portati lì. Il punto è che la provincia non sapeva nulla della permanenza di questi al deposito e dunque negli anni si sono accumulati una serie di debiti e si è arrivati al contenzioso. In primo grado la provincia ha perso e adesso si è arrivati al secondo, che è ancora in attesa di definizione».

Dunque la provincia sosteneva di non aver mai ricevuto comunicazione delle rimozioni e della successiva sosta dei mezzi nel deposito giudiziario. Lo stesso pare sia accaduto con il comune di Massa. La persona che ha avuto in gestione il luogo, Luisella Neri, raggiunta al telefono non ha voluto rilasciare dichiarazioni senza aver prima essersi consultata con il suo avvocato.

Tra il 2011 e il 2012 quel terreno, o meglio gli automezzi conservati quando ancora il deposito era in funzione, furono oggetto di attenzioni anche da parte della municipale di Massa. Su sollecitazione della prefettura infatti partì una serie di controlli per fare i modo che i mezzi abbandonati nei depositi, e non solo in quello massese, fossero smaltiti e rottamati in modo adeguato. «Durante quei controlli abbiamo supervisionato il progressivo allontanamento dei mezzi – spiega il comandante del corpo di polizia municipale Santo Tavella – e in effetti c’è stato un certo fermento nell’area. Abbiamo potuto constatare un via vai di mezzi speciali per portare via i veicoli abbandonati nel deposito. Il nostro è stato un compito di verifica che si è esaurito a quel punto. Peraltro la zona adesso è chiusa da un cancello e non c’è traccia di attività. Lavoreremo con la commissione ambiente per aiutare a verificare la situazione».

E la commissione, che con la sua visita aveva appurato l’esistenza del cimitero delle auto a cielo aperto, si è riunita ieri. «Il problema è che queste carcasse di veicoli di ogni tipo – spiega il presidente Nicola Cavazzuti – vanno smaltite come rifiuti speciali: pneumatici, motori, olii rischiano di inquinare un terreno che si trova a due passi dal Canalmagro. Nei prossimi giorni la commissione sentirà sia il comandante Tavella ma anche provincia e regione per capire a chi appartiene quel terreno e a chi spetta lo smaltimento dei mezzi».

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