Il Tirreno

«Quello sparo mi ha stravolto la vita»

di Libero Red Dolce
«Quello sparo mi ha stravolto la vita»

Il vicino lo ferì con due colpi di pistola, ora al processo racconta la sua versione: «Mi disse, “ora ti cambio i connotati”»

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MASSA. «È cambiato tutto nella m ia vita, ho avuto pesanti conseguenze psicologiche e fisiche. Ho avuto 17 punti al collo e una parte della mia testa, la destra, ha completamente perso sensibilità. E al lavoro non sono più riuscito a essere operoso come prima». Sono passati quasi quattro anni da quando Ottavio Ciuffi, 65 anni, fu aggredito a colpi di pistola dal suo vicino Alberto Tonarelli, di 76 anni, ma gli effetti di quei colpi continua a pagarli dice. E ieri, di fronte al giudice Giovanni Sgambati, presidente del collegio, ha raccontato la sua versione dei fatti.

Il motivo dell’aggressione? Una lite per un albero troppo frondoso nella proprietà di Ciuffi e che a giudizio di Tonarelli faceva ombra alla sua casa e al suo giardino. Un alterco, ricostruito in maniera molto difforme dalle due parti, e poi Tonarelli impugna la pistola e spara tre colpi a Ciuffi: all’addome e alla testa. Due di quei proiettili erano caricati a pallini, mentre un terzo, come appurato dagli inquirenti durante le indagini, era un proiettile vero. E avrebbe potuto uccidere Ciuffi. Il colpo più pericoloso è stato deviato dalle inferriate del cancello che delimitava le due proprietà, e questo ha letteralmente salvato la vita a Ciuffi.

I proiettili caricati a pallini però sono andati a segno, colpendo l’uomo alla trachea. Un’operazione difficile e dopo anni le conseguenze sul corpo. «Non sento più nulla né nella parte dove mi hanno messo i punti – ha spiegato Ciuffi in aula ieri, rispondendo alle domande del pubblico ministero Roberta Moramarco – né su una parte della testa. E poi non c’è soltanto quello: ci sono anche i problemi psicologici. La notte non riesco più a dormire bene, le ore di sonno sono diminuite. E quando mi sveglio di colpo la mia mente va subito a quell’episodio, non riesco a pensare ad altro». Lamentando anche di avere dovuto diminuire il suo impegno a lavoro, dove ha cominciato ad andare meno secondo quanto ha dichiarato.

«Non ci si può dimenticare di avere avuto un’arma puntata in faccia - ha aggiunto durante la sua deposizione – e ho anche perdite di memoria su certe cose. Sono sicuro siano iniziati dopo gli interventi».

Le parti battagliano ancora sulle modalità dell’aggressione, che potrebbero cambiare in parte la posizione dell’aggressore. Gli avvocati della difesa, Rinaldi e Brizzi, lo hanno sollecitato in particolare sul momento dello sparo.

L’alterco di quella mattina del luglio 2013 in pratica è stato vivisezionato, diviso in parti e poi ricomposto nel suo quadro unico. Alle domande della pm sui precedenti litigi con Tonarelli, Ciuffi ha risposto che loro erano vicini di casa dal 1985. Era stato lo stesso Tonarelli, a quei tempi, a segnalare la casa in vendita nella frazione di Campareccia ai Ciuffi. «Sono stati rapporti di buon vicinato, molto tranquilli – ha raccontato Ciuffi – ci eravamo persino adoperati per costruire insieme un parcheggio».

«La prima discussione sull’albero l’abbiamo avuta due mesi prima dell’aggressione – ha aggiunto Ciuffi – ma fu molto serena. Mi disse che le radici di quell’albero rischiavano di arrivare nel suo pozzo, dicendomi di tagliarlo. La cosa si chiuse lì. Un’altra volta mi chiese di tagliarlo invece per via delle ombre, io non ero d’accordo, dissi che eravamo nel parco delle Apuane e che comunque lui aveva degli ulivi che facevano più ombra del mio albero. Su consiglio di mia moglie decisi però di sfrondarlo, pensando di fargli cosa gradita. E invece la mattina dopo successe tutto».

Ciuffi andò a lamentarsi con Tonarelli che deliberatamente, a suo dire, aveva tirato un cavo per impedire il passaggio di una teleferica per certi lavori che stava facendo. «Andai esasperato, con toni duri, ma non abbiamo avuto nessun contatto. A un certo punto lui entrò in casa dicendomi di aspettarlo, io lo seguì pensando che sarebbe uscito per discutere. Invece, con la pistola dietro la schiena, appena fuori mi disse “ti cambio i connotati” e sparò». Ciuffi ha ribadito più volte che il suo aggressore sparò da dietro il cancello, senza che prima avvenisse nessuno scontro fisico. Diversa la posizione di Tonarelli che sostiene di aver sparato per legittima difesa, ma la sua versione non ha trovato ancora riscontri.

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