Gioco
L’addio a Carlo Luigi Conte di Marina e dirigente industriale
Discendente dei Ceccopieri Villa Maruffi viveva a Bondano. Si salvò dalla strage delle fosse Frigido grazie a una gallina
MASSA. Tra un mese avrebbe compiuto novant’anni. Nato il 22 febbraio del 1927 a Roma, il conte Carlo Luigi Ceccopieri Villa Maruffi non ce l’ha fatta a spegnere anche quella candelina e se ne è andato martedì (24 gennaio) nella sua casa di Bondano, all’età di 89 anni.
Figlio di una famiglia nobile, i Ceccopieri Villa Maruffi appunto, originaria di Marina di Pietrasanta, o la Piastrina come veniva chiamata all’epoca. Per scappare da Castruccio Castracani, un suo discendente si trasferì a Marina di Massa, al Bondano per la precisione, dove la famiglia mise radici e si allargò. Lì, nella tenuta in via Montegrappa, che comprende anche la Cappella Gentilizia Conti Ceccopieri, poi entrata a fare parte della diocesi di Massa-Carrara. Carlo Luigi, invece, è nato e cresciuto a Roma. A Massa ci veniva sempre, però, da piccolo, durante le vacanze scolastiche. Era qui anche durante la seconda Guerra mondiale. All’epoca la provincia si chiamava Apuania. E qui si era appena formata la Linea Gotica, ossia la linea difensiva fortificata dai tedeschi per fermare l’avanzata dell’esercito alleato. Carlo Luigi aveva 17 anni quando venne preso come prigioniero dai nazisti. E «si salvò per una gallina», racconta la figlia più piccola, Silvia. Ebbe la fortuna di trovare tedeschi «un po’ più morbidi», uno di loro poi si era affezionato alla zia di lui, la quale un giorno si presentò davanti ai tedeschi con una gallina e gliela regalò. I nazisti si impietosirono e lo liberarono.
Il giorno dopo ci fu la Strage delle fosse del Frigido, ossia la fucilazione dei 159 prigionieri detenuti nel castello Malaspina di Massa, avvenuta lungo il letto del fiume Frigido, per mano delle SS in ritirata dopo lo sfondamento del fronte versiliese da parte degli Alleati. Erano i primi giorni di settembre e quell’aria di tragedia e di speranza non ha mai abbandonato il Conte. «Ricordava sempre quel fatto - racconta la figlia - e lo faceva con il sorriso, per l’aneddoto della gallina, e con i brividi, per gli amici persi. Ci raccontava sempre che nel periodo delle guerra ha stretto le amicizie più forti». Durante la guerra si dava anche da fare per salvare i feriti: li portava a casa o andava a cercare persone che li potessero aiutare. Finita la guerra è tornato alla sua vita: metà a Roma metà a Massa. «Si sentiva metà romano e metà massese». E Massa la amava: per la sua tranquillità, racconta lei, lontano dal traffico, dai clacson, sotto montagne che lanciano aria pulita. Ha girato tutta Italia per lavoro, lui, che nella vita, dopo la laurea in giurisprudenza, faceva il dirigente industriale. Ha avuto quattro figli: Franco, Paolo, Lucia e Silvia. Uno se ne è andato prima di lui: Paolo, che poi ha dato il nome a un nipotino.
Appena andato in pensione si è trasferito qui, nella sua Massa, dove erano piantate le sue radici. E qui se ne è a dato, lasciando la moglie Patrizia, i figli e il nipotino. I funerali si terranno oggi (27 gennaio) alle 15, nella Cappella Gentilizia Conti Ceccopieri. Dove tutto è nato.
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