La protesta
Conto svuotato, ultimi testi poi la sentenza
Testimonia una cliente di Lucchesi: «Mi girava assegni intestati a Bambusi per coprire i miei debiti»
MASSA. Ci sarà ancora un testimone l’otto di febbraio, ma intanto ieri sono stati sentiti quelli che sono in pratica gli ultimi testimoni chiamati dal pubblico ministero Roberta Moramarco. Il processo è quello partito dalle indagini del 2011 dopo la denuncia della signora Federica Bambusi, che accusò il direttore della sua banca Marco Lucchesi di averle vuotato il conto milionario. Un ammanco di due milioni di euro, sottratti sfruttando quello che era un rapporto fiduciario tra i due. La donna lo considerava un amico.
Alla sbarra, oltre al dirigente bancario, gli imprenditori Stefano Di Ronza, in odore di camorra, e Marco Alibani, la sorella Maruska e il commercialista Stefano Pezzica. I reati contestati vanno dall’ estorsione e ricettazione, al riciclaggio, il furto e la truffa. La prima teste sentita ieri era stata una cassiera dell’istituto di credito, ma la sua testimonianza è stata piena di «non ricordo».
Più utile invece la ricostruzione Adriana Bernacca, ex proprietaria della ditta Nimic, che aveva degli squilibri e dei debiti che erano stati coperti da Lucchesi con degli assegni. La pm Moramarco l’ha incalzata con delle domande su cinque assegni circolari a suo nome. «Su tre di questi riconosco la mia firma – ha spiegato riferendosi ad assegni inizialmente intestati a Nicola Rodriguez, figlio di Bambusi – su altri due, intestati alla Bambusi no. Si trattava di somme che Lucchesi, di cui mi fidavo completamente, mi prestava quando gli spiegavo che avevo dei debiti da pagare e che avevo dei problemi. Mi diceva che erano soldi di alcuni suoi clienti che disinvestivano ma che nelle settimane successive avrebbe dovuto metterli di nuovo negli investimenti. Mi ha sempre rassicurato su questo».
La pm però ha contestato l’incongruenza con quanto la signora aveva detto tre anni prima sentita dalla Finanza, dove non aveva riconosciuto come sua la firma su nessun assegno. «Le fotocopie erano poco leggibili, come quelle degli assegni intestati a Bambusi. Sulle altre non ho dubbi».
«A volte al posto mio andava una dipendente di cui mi fidavo molto – ha aggiunto Bernacca – e lo stesso Lucchesi la consigliò di non cambiare gli assegni in banca ma di farlo altrove, magari su un conto di sua proprietà. Allora non mi sembrò una cosa strana, oggi lo vedo sotto una luce diversa».
Davanti al presidente del collegio Giovanni Sgambati è stato poi il turno degli avvocati che difendo Lucchesi. I dubbi riguardano soprattutto la restituzione dei soldi a Lucchesi. Com’è avvenuta? «Restituì il debito con una tranche da 40mila euro, recuperati da una casa venduta a Ortonovo. Credo in contanti», ha risposto Bernacca. Anche se sollecitata dalle domande degli avvocati ha poi dichiarato che potrebbe averli restituiti con assegni circolari, dunque tracciabili.
Da ultimo è stato sentito l’avvocato Tognoni che nel 2011 assistì Lucchesi. Secondo quanto scritto in uno scambio mail sentì l’avvocato di Bambesi prospettando di restituire il milione. La prossima udienza è stata fissata per l’otto febbraio.(l.r.d.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google