Il Tirreno

«Salimmo sul muro, sotto era l’inferno»

di Alessandra Vivoli
«Salimmo sul muro, sotto era l’inferno»

Alluvione di Aulla, in tribunale la testimonianza choc: il fax dell’allerta c’era, venne inviato da Pontremoli alle 15 e 09

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CARRARA. «Gli uffici all’improvviso sono rimasti senza luce, si è accesa quella di emergenza. Siamo corsi fuori, non potevamo più raggiungere la macchina, via Lunigiana era allagata. Alla fine, spinti dallo spirito di sopravvivenza, abbiamo scavalcato il muro di confine del palazzo di fianco: prima abbiamo aiutato i dipendenti più anziani a salire, io e mia moglie siamo andati sù per ultimi. E quello che è accaduto pochi istanti dopo non lo scorderò mai: si è creata un’onda, come quelle alte del mare. La strada, il cortile erano invasi dall’acqua, le macchine, questo lo ricordo come fosse ora, sono state sollevate e sbalzate l’una contro l’altra, come in un flipper».

È un racconto drammatico, che fa piombare il silenzio nell’aula del tribunale, dove davanti al giudice Giovanni Sgambati si sta celebrando il processo per l’alluvione di Aulla.

Le parole del commercialista Giorgio Capponi (una delle parti civili del processo, assistito dall’avvocato Alessandro Ravani rendono vivide le immagini di quel 25 ottobre del 2011, quando Aulla finì sott’acqua. Quando la forza del fiume ruppe gli argini e portò via anche duw vite umane, quella di Enrica Pavoletti , 78 anni, trascinata con la sua auto dalla piena del Magra, e Claudio Pozzi, 60 anni, annegato all’interno del suo garage.

«Era una giornata come le altre, pioveva sì ma come altre volte - ha raccontato al giudice Capponi - stavamo lavorando nell’ufficio che avevamo aperto nel 2008, quattrocento metri quadrati in viale Lunigiana dove mia moglie aveva acquistato anche altri fondi. Intorno alle 17 e 45 è andata via la luce e si è accesa quella di emergenza».

«Era una brutta serata - ha continuato il racconto del giorno dell’alluvione Giorgio Capponi - abbiamo deciso di andare a casa un po’ prima. Il tempo di prepararci, siamo scesi nell’androne del palazzo e abbiamo visto il fiume che stava tracimando. Siamo usciti di corsa, ci siamo arrampicati nel muro di confine, sotto di noi c’era l’inferno».

Lo studio di consulenza del lavoro di Capponi è stato completamente invaso dall’acqua e dal fango: per poter ricominciare a laviorare hanno dovuto attendere quattro mesi.

I danni, stimati dal consulente di parte ammontano 68mila euro: questo ha riferito

Durante l’udienza l’avvocato Ravani ha fatto una domanda precisa al suo assistito: «È vero che lei ha fatto domanda per avere accesso agli atti per verificare se e quando il telegramma di allerta dal sindaco di Pontremoli Lucia Baracchini era stato inviato?

«Il fax della sindaca Baracchini sull’allerta c’era, ed era delle 15 e 09, era stato inviato, fra gli altri alla Prefettura di Massa Carrara, alla Provincia e alla Comunità Montana»: ha riferito il dottor Capponi al giudice. L’udienza del processo sull’alluvione, a cui hanno assistito (sono entrambi imputati) anche l’onorevole Lucio Barani e l’allora sindaco di Aulla, Roberto Simoncini, è stata aggiornata con due prossimi appuntamenti in calendario: il prossimo 6 febbraio e il 20 febbraio. Continueranno a sfilare altre parti civili e alcuni dei rispettivi consulenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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