La protesta
Il New York Times segnala Torart di Carrara
L’arco di Palmira ricostruito dallo studio d’arte dichiarato uno dei simboli del 2016
CARRARA. Mentre dalle cronache di questi giorni sul fronte della Siria, arriva la notizia che i militanti dell'Isis hanno distrutto la facciata del teatro romano e il Tetrapilo nella città di Tadmu, l'antica città siriana di Palmira, nota per il sito archeologico patrimonio dell'umanità, sulle pagine del New York Times viene stilata una classifica delle opere d'arte emblematiche del 2016, ed ecco brillare sul podio, insieme alla passerella di Christo e alle sculture degli atleti giganti a Rio dello scultore francese JR, proprio la riproduzione dell'Arco di Palmira, monumento distrutto nel 2015 dalle forze terroristiche dell'Isis, ma ricostruito grazie a Torart, il piccolo grande laboratorio di Carrara, guidato da Giacomo Massari e Filippo Tincolini, che utilizza la tecnologia robotica del 3D per creare e riprodurre qualsiasi tipo di immagine e scultura. «Siamo tra i pochi laboratori presenti in Italia a usare la tecnologia a scansione tridimensionale per scopi artistici» conferma infatti Francesca Balbi, la responsabile delle comunicazioni di Torart, parlando dell'unicità di questa azienda carrarese. Simbolo di rinascita, come l'Araba Fenice, l'Arco di Palmira, ha ripreso vita grazie a un progetto che vedeva coinvolto l'Ida, Institute Digital Archeology, il quale attraverso delle speciali macchine fotografiche in grado di catturare le misure in 3D, usate da moltissimi volontari e studiosi che, in giro per la Siria, hanno immagazzinato i dati dei monumenti più importanti, ha creato un archivio che permette la loro riproduzione. Fu Ida quindi a contattare Torart per commissionare la riproduzione dell'Arco di Palmira, che in questo momento sta facendo il giro degli Stati Uniti «Ma che speriamo possa tornare presto in Siria- dice Francesca-perché vorrebbe dire averla restituita». «Al momento la Biennale di Venezia ci ha chiesto di riprodurre una parte dell'Arco, la chiave di volta» racconta ancora Francesca Balbi, a conferma di come questo piccolo laboratorio d'arte rappresenti una vera eccellenza del territorio. Torart quindi ha dimostrato di essere capace, trovando un punto di perfetta sintesi tra tecnologia e arte, fra tecnologia e artigianato, visto che il robot fresatore con in memoria i dati della scansione, dà una sgrossatura al blocco lasciando però agli scultori il compito ultimo di rifinitura, di portare il nome di Carrara sulle pagine di uno dei quotidiani più prestigioso del mondo. (f.v.)
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