Toscana
«Distretto all’ospedale ok ma non nell’ex Bechini»
Due esperti, la ex primaria Franca Leonardi e il tecnico Giorgio Giromella avvertono: quel padiglione ha problemi strutturali, meglio il corpo centrale, è già quasi pronto
MASSA. «Bene, benissimo, l’idea di usare gli spazi del vecchio ospedale come sede del distretto e della Cassa della salute è la cosa giusta da fare. Ma, attenzione a utilizzare il padiglione ex Bechini, che ha grossi problemi strutturali. Meglio usare il padiglione centrale». A parlare è Franca Leonardi, una che, come si dice, "parla con cognizione di causa". Franca Leonardi, è una che la sanità ce l'ha nel sangue: per quarant'anni (41 per la precisione) ha fatto il medico all’Asl, è stata primaria del dipartimento emergenza urgenza (il 118) di Massa. Andata in pensione, ha continuato a occuparsi delle tematiche legate alla sanità soprattutto come assessore nella giunta Pucci (2008-2003) con delega, appunto, alla sanità. Un'autorità, in questo campo, e anche una memoria storica delle trasformazioni del mondo legato alla salute sotto le Apuane. Affiancata da Giorgio Giromella, un'altra memoria storica e competente dell sanità locale - è stato per 25 anni responsabile del settore tecnico dell'Asl di Massa Carrara - la dottoressa Leonardi vuol dare il suo contributo al dibattito apertosi dopo la sterzata del sindaco Alessandro Volpi che ha detto: il distretto facciamolo al vecchio ospedale. «Devo dire - esordisce la dottoressa Leonardi - che siamo stati positivamente impressionati dalla scelta del sindaco. Recuperare il vecchio ospedale è la cosa migliore, anzichè costruire ex novo un distretto e visto che è anche impossibile farlo date le difficoltà di utilizzare l'area all'ex Stazione. Nel 2010, durante la sindacatura di Roberto Pucci, il consiglio comunale votò all'unanimità un ordine del giorno che localizzava il nuovo distretto socio sanitario al vecchio ospedale, quando sarebbe stato dismesso per l'apertura del Noa. E ricordo che la direttrice generale dell'Asl Maria Teresa De Lauretis si oppose con vigore a quell'ipotesi. Mentre la Regione sembrava essere d’accordo. Oggi, credo che sia necessario tornare a puntare su questa opzione. A Carrara è stato fatto: il monoblocco dell'ospedale dismesso è stato di nuovo riempito con strutture sanitarie: ambulatori, day hospital, servizi. Si può farlo anche a Massa".
Ma se è cosa "buona e giusta" ridare vita al vecchio ospedale, ragionano ancora la Leonardi e Giromella, bisogna però fare attenzione alle condizioni degli edifici. «L'opzione del padiglione ex Bechini - dicono i due - solleva più di una perplessità. L'edificio, circa 2mila metri quadrati utili, che ospitava il laboratorio analisi e al primo piano la Medicina generale, a fine anni 80 fu interessato da lesioni sui muri portanti. Da allora la struttura è monitorata, ma gli interventi per risolvere il problema di cedimenti non è mai stato fatto, perchè sarebbe costato troppo. Tant'è che la Medicina venne spostata e lì furono lasciati soltanto ambulatori con un flusso di persone molto ridotto. Oggi, poi le scale di accesso sono puntellate, segno probabilmente di altri problemi strutturali. In altre parole: mettere a norma quel padiglione sarebbe troppo oneroso e complicato».
Giromella, che lavorava nel settore, elenca: «Nel padiglione centrale sono stati rifati tetti e solai, ci sono ascensori, scale di sicurezza, impianti antincendio quasi a norma. Quell’ala, facilmente accessibile da via Orecchia, è stata di continuo sottoposta a manutenzione, ha spazi adeguati (4.900 metri quadrati complessivi) ed è sempre servita per attività sanitarie. Vicino alla struttura c’è la centrale termica che serviva l’ospedale. Il padiglione, in sintesi è pronto all’80% per ospitare il distretto sanitario e gli ambulatori della Casa della salute». E vicino, chiosa Leonardi, c’è pure la ex cappella sconsacrata, che potrebbe diventare uno spazio per riunioni, associazioni e volontariato. Insomma: distretto sanitario all’ospedale sì, ma nel padiglione centrale e non nell’ex Bechini è il suggerimento che i due esperti mettono nel piatto del dibattito su futuro della sanità.
«Ma bisogna tenere conto anche si un altro aspetto – conclude Leonardi – il distretto di Villette e il centro delle Vetrine del Brugiano sono oggi ridotti a punti prelievo e spazi per attività sociali. Al di sotto della linea della ferrovia, la città non ha un ambulatorio pubblico, nessun vero presidio di sanità territoriale. Non va bene».
Claudio Figaia
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