Italia
In vent’anni perso il 38% dei villeggianti
L’industria delle vacanze vale l’8% del Pil della provincia ma non cresce. E a Carrara sta sparendo
MASSA. Le ultime stagioni estive non sono andate male: il comparto turistico apuano ha fatto registrare aumenti di arrivi e presenze di turisti. Ma non basta, dice Claudio Lotto di Confimpresa: «La morte del lupo è stata la fortuna della pecora, come si dice, nel senso che se ci sono stati più turisti, ciò è dovuto alle crisi internazionale a alla paura del terrorismo che ha non fatto sì che molte mète, dal Mar Rosso alla costa turca, all’Africa siano state abbandonate. A favore di paesi più “tranquilli”, come Gracia o Italia. Una tendenza di cui abbiamo beneficiato anche qui sulla costa apuana. Ma non sarà sempre così quando il trend cambierà noi rischiamo di trovarci impreparati».
Ma l’industria turistica apuana, che vale oggi – secondo i dati dell’Isr-Camera di Commercio, l’8% del Pil provinciale e dà lavoro a 6.500 persone – sta cambiando. Gli alberghi sono sempre di meno, crescono i B&B e resta fortissimo il “fenomeno” delle case vacanza in affitto, che con l’on line (AirBnB e simili) sta conoscendo nuove fortune. Dal 2000 a oggi, dati ancora del Rapporto Economia apuana dell’Isr, le presenze turistiche ufficiali – cioè quelle in alberghi e pensioni – è scesa di 660mila unità, pari al 38%. Se a inizio secolo si registravano 1,7 milioni di presenze, oggi siamo a 1,1-1,2 milioni. I 140 alberghi che trent’anni fa si aprivano sulla costa apuana si sono drasticamente ridotti, mentre Marina di Carrara che, 20 anni fa aveva una ventina di strutture oggi ne conta a malapena 4.
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