Il Tirreno

Fognature, Gaia bacchetta la ditta Costa

C’è una questione ambientale ancora aperta e riguarda lo scarico delle acque reflue industriali

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ALBIANO MAGRA. C'è una questione ambientale ancora aperta attorno alla ditta Costa, la cui attività è ferma da domenica 31 luglio dello scorso anno, quando il secondo rogo in meno di 10 mesi seminò il panico fra la popolazione di Albiano Magra e dintorni. E a sollevarla è Gaia, la società per azioni interamente pubblica che gestisce gli acquedotti in quasi tutta la Lunigiana, Comune di Zeri escluso. Infatti, sul blog su internet degli albianesi che si battono contro la ditta Costa, "Uniti per Albiano", sono stati pubblicati alcuni documenti, fra cui il verbale della Conferenza dei servizi del 5 dicembre scorso, durante la quale fu acquisito il parere negativo di Gaia s.p.a. alla riapertura degli impianti di lavorazione dei rifiuti. Ma perché Gaia s.p.a. esprime parere negativo? A rispondere prima della Conferenza dei servizi di cui sopra era Gaia stessa, che faceva notare che non risulta agli atti della società l'autorizzazione allo scarico in fognatura nera di acque reflue industriali; di conseguenza, si sollevava l'esigenza che l'impresa presenti «dettagliato progetto di gestione delle acque che intende scaricare in fognatura nera e per garantire l'assoluta non interferenza di qualsiasi attività con il campo pozzi gestiti da Gaia s.p.a. a servizio degli acquedotti di Albiano e Caprigliola». Infatti, alla sua lettera Gaia s.p.a. allegava una nota del 12 agosto 2013 al fine di evidenziare alcune criticità che non risultano ancora superate, dalle quali è scaturito il parere negativo, criticità che facevano e fanno riferimento alla presenza dei 3 pozzi a servizio degli acquedotti di Albiano e Caprigliola, all'interno della cui zona di rispetto "non sono consentiti né lo scarico di acque reflue, anche se depurate, né la dispersione nel sottosuolo di acque meteoriche provenienti da piazzali e strade". Il problema è che, oggi come nel 2013, "non si può escludere - scriveva Gaia s.p.a. - che tali acque vengano drenate dalla falda freatica proprio in prossimità del campo pozzi, ad una distanza che appare assai inferiore ai 200 metri". Da sottolineare che l'Arpat, nella medesima Conferenza dei servizi, esprimeva parere positivo sul nulla osta alla ripresa delle attività nel capannone A, però alle seguenti condizioni: che sia attuato il progetto presentato di ristrutturazione del capannone A; che le attività siano le stesse già previste nella precedente autorizzazione; che sia dimostrato dalla ditta che il fatto che il capannone B sia inagibile è ininfluente ai fini delle lavorazioni da effettuarsi nel capannone A e della gestione dei rifiuti che si tratteranno. Quindi, come si vede, gli ostacoli non mancano alla ripresa dell'attività lavorativa alla ditta Costa e si tratta di ostacoli che pesano come macigni sulla strada della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, in capo alla Provincia di Massa Carrara, bloccata da 7 anni.

Gianluca Uberti

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