Gioco
Navi dei veleni, l’ipotesi di un omicidio
Un parroco fu ucciso a Latina 22 anni fa: denunciava lo sversamento dei rifiuti tossici. Molti di quei fusti transitarono a Marina
CARRARA. Fu la camorra dei rifiuti a uccidere 22 anni fa don Cesare Boschin? Ad ipotizzarlo è Pino Ciociola, giornalista dell'Avvenire, in un articolo pubblicato lo scorso 7 gennaio, il quale sembra suggerire che la morte del coraggioso sacerdote sia da ricondurre al caso delle navi dei veleni partite dal nostro porto tra il 1986 ed il 1988, con carichi di rifiuti tossici o radioattivi destinati al Terzo Mondo. Don Boschin, ucciso il 29 marzo 1995, stava denunciando da tempo gli sversamenti di sostanze tossiche effettuati dalla camorra nella discarica di Borgo Montello, vicino a Latina. Il sacerdote, all'epoca ottantunenne ed affetto da un tumore ai polmoni in fase terminale, fu ritrovato incaprettato, con lividi ed ossa rotte. Gli inquirenti, dopo 4 mesi, liquidarono l'omicidio come conseguenza di una rapina. Ma a scomparire furono solo le agende di don Boschin, mentre il suo portafoglio, contenente 700mila lire, era rimasto nella tasca della tonaca, così come 7 milioni custoditi dentro un armadio. Ciociola ricorda che nella discarica di Borgo Montello venivano interrati illegalmente molti bidoni contenenti rifiuti tossici, per ognuno dei quali la camorra intascava 500mila lire. Il giornalista dell'Avvenire riporta anche le dichiarazioni rilasciate a metà anni '90 da un operaio licenziato dalla discarica, secondo il quale questi fusti «sarebbero stati parte dei diecimilacinquecento che erano nelle stive della nave Zanoobia e contenevano le scorie tossiche di 140 aziende chimiche europee».
La Zanoobia, -prosegue Ciociola- «rifiutata dai porti di mezza Europa, nel 1988 alla fine arrivò a Ravenna. I suoi fusti furono spostati provvisoriamente in un deposito dell'Emilia Romagna e non si seppe mai come furono smaltiti».
Nella discarica di Borgo Montello arrivavano camion proprio da quel posto dell'Emilia Romagna. Ma quella della Zanoobia è la storia di un traffico illecito di rifiuti tossici che inizia a Carrara. I veleni da essa trasportati, infatti, erano partiti dal nostro porto, ma a bordo di un'altra nave. Si trattava del cargo maltese Lynx, salpato da Carrara l'11 febbraio 1987, con 7 containers zeppi di pericolose scorie chimiche, raccolte all'interno dello scalo apuano dalla società Jelly Wax di Milano. Questo traffico illecito fu scoperto grazie alle denunce che la lista dei Verdi di Carrara, in cui Riccardo Canesi era stato eletto consigliere comunale, presentò nel febbraio 1987, allarmata dall'arrivo di un centinaio di camion carichi di bidoni sospetti sulle banchine del nostro porto. Canesi, docente di geografia all'Istituto di istruzione superiore "Domenico Zaccagna" ed ex deputato dei Verdi, ricorda molto bene quegli eventi.
«Per bloccare la Lynx -racconta- presentai denuncia alla procura di Massa, insieme ad Antonella Cappè e Alberto Giorgio Dell'Amico. Un alto magistrato dell'epoca, però, cercò di dissuaderci. Sapendo che la Lynx avrebbe attraccato a Puerto Cabello, in Venezuela, avvisai le autorità di quel Paese del suo carico micidiale e per questo fui ringraziato dall'ambasciatore venezuelano».
Sembra però che un ragazzo venezuelano (c'è chi dice una bambina), riuscì ad avvicinarsi troppo ai fusti scaricati dalla Lynx e si sentì male, forse addirittura morì. I pescatori del luogo, inoltre, riferirono di centinaia di pesci morti a causa del letale mix di inquinanti trasportati da quel mercantile. Il governo di Caracas, quindi, obbligò la Jelly Wax a riprendersi i fusti. Il 2 settembre 1987 la società milanese noleggiò la nave greca Makiri, per trasportare verso la Siria quel carico di veleni, partito 7 mesi prima da Marina di Carrara. Dopo un nuovo trasbordo, i fusti finirono sulla Zanoobia, appartenente all'armatore siriano Ahmed Tabalo, che fu la prima nave ad essere chiamata "dei veleni". Essa, dopo aver tentano invano di attraccare in molti porti europei, sbarcò i fusti tossici a Genova, nel maggio 1988. Ciociola ricorda che quei veleni finirono poi in Emilia Romagna e la loro destinazione finale resta ancora oggi sconosciuta. Tra i numerosi porti in cui la Zanoobia aveva inutilmente tentato di sbarcare prima dell'arrivo a Genova figura -ancora una volta- quello di Marina di Carrara, da cui il suo carico di morte era partito un anno prima. Migliaia di fusti erano ormai rovinati ed alcuni marinai della nave furono anche ricoverati all'ospedale di Massa per intossicazione da rifiuti nocivi. L'intenzione, probabilmente, era quella di smaltire i fusti tossici nell'inceneritore della Farmoplant di Massa. Esso, attivo dal 1976, era denominato "Lurgi", perché costruito dall'omonima società di ingegneria, di cui era azionista di maggioranza il leader socialista Bettino Craxi. L'inceneritore "Lurgi", fatiscente, inquinante e privo di garanzie di sicurezza, avrebbe dovuto bruciare solo i rifiuti chimici della Farmoplant e, invece, smaltiva grandi quantità di ogni genere di rifiuti pericolosi, provenienti da mezza Europa.
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