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Ex Polverificio ecco perché il Tar dà ragione al Comune
“Gli errori progettuali non sono colpa dell’ente pubblico” Respinto il ricorso, alla Pallerone 2000 le spese processuali
AULLA. Il recupero dell'ex polverificio di Pallerone è scomparso da tempo dai radar. Del progetto da oltre 4 milioni di euro per recuperare quelle aree e creare un polo artigianale-industriale non si parla più da anni. In compenso, risuonano ancora gli echi della battaglia legale fra il Comune e la Pallerone 2000, la società pubblico-privata che aveva il compito di fare gli interventi di recupero e di reindustrializzazione dell'ex stabilimento militare.
È di questi giorni infatti la pubblicazione della sentenza del Tar sul ricorso presentato dai legali della Pallerone 2000 per ottenere l’annullamento di alcune determinaizoni dei dirigenti e degli uffici comunali di Aulla relative alla convenzione fra municipio e società. Ricorso che il tribunale ha respinto, condannando il legale rappresentante della Pallerone 2000al pagamento delle spese di giudizio: 4mila euro.
Il contenzioso nasce dopo la stipula della convenzione fra le due parti. Quando, nel 2012, in maggio, il progetto di recupero dell’ex polverificio dimostra alcune falle: mancano le previsioni per le reti Enel e Telecom, quelle per l’allaccio con la rete del gas e dell’acqua potabile. Si arriva così a una variane urbanistica al Piano particolareggiato che ridisegna l’intervento, aumentando tra l’altro le aree di verde pubblico e riducendo quelle destinate a parcheggio. La Pallerone 2000 sospende i lavori (siamo intanto arrivato all’agosto 2012) ritenendo che l’incompatibilità delle opere ancora da realizzare con la variante in via di approvazione. Ma produce anche una perizia di parte in cui si sostiene che i costi delle opere da realizzare secondo il progetto originario sarebbero stati sottostimati per 954mila euro, che sarebbero lievitati a 1,8 milioni in assenza della famosa variante (il valore complessivo della convenzione è di 4,5 milioni).
Due anni dopo, nell’agosto 2014, il Comune notifica alla società che la Regione ha deciso di revocare il suo contributo all’intervento, pari al 60% del totale, a causa della “ingiustificata sospensione dei lavori”. A quel punto, la Pallerone 2000 intima all’amministrazione comunale l’approvazione della variante, mentre il Comune chiede alla società la restituzione di 1,4 milioni per “ingiustificato abbandono del cantiere”. Ormai è guerra legale fra le parti. La Pallerone si rivolge al Tar che nel febbraio 2015 respinge la sua istanza di sospensione del provvedimento del Comune. Nel frattempo avviene anche un altro passaggio: l’amministrazione aullese approva il progetto esecutivo per completare le opere di urbanizzazione dell’ex polverificio, stanziando 1,45 milioni. Pallerone 2000 impugna anche questo provvedimento. Con scarsa fortuna. Perchè il Tar accerta con la sua sentenza che puntualizza almeno due aspetti decisivi. Il primo è che gli errori progettuali non sono attribuibili al Comune, perchè il progetto era stato commissionato dalla Pallerone 2000 stessa a una società di ingegneria. Il secondo è che non sussiste un obbligo giuridico da parte del Comune di approvare la variante invocata dalla società.
Da qui il respingimento del ricorso della società e la “condanna” al pagamento delle spese legali.
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