Il Tirreno

Agenti a 4 zampe contro i bracconieri nel Parco Appennino

La squadra degli agenti a 4 zampe
◗
La squadra degli agenti a 4 zampe

Alma e Loba sono i due cani in dotazione all’ex Forestale per contrastare l’avvelenamento della fauna selvatica

2 MINUTI DI LETTURA





FIVIZZANO. Il Corpo Forestale dello Stato, ora Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare dei Carabinieri, si sta dotando in tutta Italia di agenti a quattro zampe ed anche al Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano ne sono arrivati due grazie al progetto "Life M.I.R.CO". Si chiamano Alma e Loba, sono rispettivamente un Labrador e un Pastore Tedesco, e affiancheranno gli agenti dei Carabinieri nella lotta all'avvelenamento della fauna selvatica, una delle forme più subdole di bracconaggio, vera piaga soprattutto in alcune aree appenniniche. I cani antiveleno sono in grado di fiutare esche, bocconi, carcasse e tutto quanto può essere pensato per avvelenare lupi, orsi, volpi, tassi ma anche cani e gatti e più in generale tutti quegli animali la cui dieta è a base di carne o onnivora. Un prezioso contributo per la bonifica del territorio e avviare le indagini per perseguire i colpevoli. Sarebbe bello se ogni Stazione dei Carabinieri Forestale in Italia si potesse dotare di questi cani, nell'attesa il Parco Nazionale e i suoi agenti mettono a disposizione Alma e Loba anche al di fuori dei propri confini amministrativi, per intervenire laddove siano segnalati episodi di avvelenamento certo o presunto.

«"I nuclei antiveleno costituiscono un tassello importante dell'attuale trasformazione del Corpo Forestale in specialità dei Carabinieri, cioè come unità completamente dedicata all'ambiente nelle sue molteplici sfaccettature - spiega Giuseppe Piacentini capo del Coordinamento Territoriale Ambiente del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano - I nostri cani sono stati addestrati in Spagna dove la Guardia Civil ha istituito i primi nuclei antiveleno per arginare un problema che là è molto sentito. È evidente che i bocconi avvelenati costituiscono un problema per una corretta gestione faunistica, in quanto agiscono in modo indistinto, ma anche per la sicurezza pubblica, soprattutto nei contesti antropizzati. I due nuclei antiveleno, attualmente presenti nei Parchi Nazionali dell'Appennino Tosco Emiliano e nelle Foreste Casentinesi, sono potenzialmente utili a coprire tutto il territorio regionale per le necessità attuali e possono essere attivati da Enti pubblici o dai sindaci attraverso il nostro Comando regione forestale; lavorano quindi su tutto il territorio perché dotati anche di automezzi e di personale idoneo. Siamo all'inizio ma contiamo di essere all'altezza di un buon lavoro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web