Il Tirreno

«Il nostro marmo resti a Carrara e sia lavorato qui»

di Francesca Vatteroni
«Il nostro marmo resti a Carrara e sia lavorato qui»

Andrea Ghinoi e il sogno di vedere rinascere la “sua” città «Vicoli e piazze bellissimi, ma devono essere valorizzati»

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CARRARA. Gli scorci della città di Carrara visti attraverso gli occhi di chi a Carrara ci è nato, cresciuto e ci lavora, di chi ne conosce la gente e gli angoli più remoti, come gli occhi di Andrea Ghinoi, titolare del centralissimo bar in via Verdi.

Il sogno di Ghinoi. «Ho fatto un sogno-dice Andrea Ghinoi cominciando il nostro tour in città -ho sognato la mia città rinascere e diventare una Carrara fantastica, unica e vera capitale del marmo, perché era successo che gli industriali del marmo avevano deciso di investire qui e avevano spostato i loro uffici nei mille fondi sfitti della città, ci avevano aperto showrooms dove avevano messo in bella mostra i migliori prodotti artigianali: lavandini, lampade e oggetti di ogni tipo scolpiti nel marmo. E nel frattempo artisti di fama internazionale, grazie a un meraviglioso effetto a catena e attratti dalla nostra città, avevano cominciato a scolpire per le strade, fra i palazzi storici restaurati, sotto gli occhi dei tanti visitatori, in un fiorire tutto attorno di esercizi e negozi».

«Puntiamo sull’identità di Carrara». Il sogno di Andrea Ghinoi è il sogno di una città turistica, colma di laboratori, «perché-dice-dobbiamo ripartire dall'arte».

Per questo motivo, sceglie come prima tappa del percorso che si snoda all'interno della città e che secondo lui rende al meglio l'idea di ciò che è l'identità di Carrara, la fontana di piazza D'Armi con la sfera di marmo che gira su sé stessa, galleggiando sull'acqua grazie alla forza del suo getto. «Scelgo la palla perché secondo me rappresenta l'artisticità di Carrara: l'acqua, usata nelle segherie per tagliare il marmo, qua è usata anche per dare vita, insieme al marmo, a un'opera d'arte che mostra così tutta la potenzialità dello scolpire e della città». Un altro simbolo scelto da Andrea è la fontana dell'elefantino, sempre in piazza D'Armi:«La scelgo perché ho frequentato le scuole elementari Saffi che si affacciano proprio su questa piazza e appena finite le lezioni, mi ricordo, era un classico per noi bambini, venire a bere a questa fontana e poi fermarci a giocare in piazza a «scuzzine», a palline o con i tricicli-grilli. Questa fontana simboleggia un po' la mia infanzia e l'infanzia di tanti bambini di Carrara».

«Lavoriamo qui il marmo». E in un angolo della piazza, a ridosso degli scalini che fanno scendere in via Del Plebiscito, Andrea ci mostra un altro pezzo di Carrara legato alla sua infanzia: l'unico albero di sughero della città e uno dei suoi alberi più vecchi, sui cui lunghi e nodosi rami, si sono divertite e arrampicate molte generazioni di carraresi. «La mia Carrara, è la Carrara artistica, fatta di statue perché è l'arte l'anima della città: è inutile vendere un blocco e portarlo negli Stati Uniti, quando quel blocco, se lavorato qua, può diventare qualsiasi cosa» continua Andrea ammirando le altre statue che ornano la piazza, come la statua dedicata a Pellegrino Rossi dello scultore Pietro Tenerani:«Questa statua venne gravemente danneggiata da un attentato dinamitardo alla fine degli anni 70 e per questo dovettero parzialmente ricostruirla» ricorda ancora Ghinoi.

«Valorizziamo l’arte e i vicoli». Andrea poi si vuole addentrare tra i vicoli, un'altra immagine secondo lui emblematica di Carrara, della sua Carrara. E la sua ricetta per valorizzare la città è davvero molto semplice.

«Questi vicoli mi ricordano le strade di una fortezza-dice passeggiando per il vicolo dell'Arancio- e mi fanno pensare a una vecchia signora: mi piacerebbe fossero tenuti meglio" confessa guardando i muri screpolati e stonacati, e dove ogni tanto sbucano come dal nulla, preziose edicole e madonnine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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